Nella tragedia delle carceri i detenuti hanno la maschera di AntigoneTribuno del Popolo
domenica , 28 maggio 2017
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Nella tragedia delle carceri i detenuti hanno la maschera di Antigone

L’8 Gennaio 2013 la Corte Europea dei diritti umani ha condannato l’Italia, su ricorso di 6.830 detenuti, per la violazione dell’art 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. A più di un anno dalla sentenza Torreggiani non ci sono sensibili miglioramenti. E di carcere si continua a morire. 

Fonte: Oltremedianews

Quando Creonte, re di Tebe, decise di ravvedersi sulla condanna era troppo tardi. Antigone pendeva ad una corda nella grotta che sarebbe dovuta essere, secondo la pena, la sua cella a vita.

Se vogliamo trasporre la tragedia di Sofocle oggi in Italia il ruolo di Creonte è interpretato magistralmente dallo Stato, e dietro alla maschera della protagonista ci sono i volti dei detenuti.

Solo dal 2000 al 2014 sono state 818 le morti per suicidio, su oltre 7000 tentativi, e 2.300 le morti dovute ad altre cause.

Perché si muore nelle carceri italiane, e soprattutto come si sopravvive, lo racconta un’associazione che da 30 anni si batte al fianco dei detenuti per migliorare la condizione penitenziaria. Per Antigone, questo il nome dell’associazione, è stato un anno particolare.

L’8 Gennaio 2013 la Corte Europea dei diritti umani ha condannato l’Italia, su ricorso di 6.830 detenuti, per la violazione dell’art 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, quello che vieta la tortura e le pene o i trattamenti inumani o degradanti.

La Corte ha disposto una sentenza pilota, concedendo così un anno di tempo all’Italia per individuare unmeccanismo di compensazione per chi aveva già vissuto la condizione di maltrattamento nonché per evitare che la situazione di trattamento inumano e degradante persistesse nel sistema penitenziario.

La sentenza Torreggiani(dal nome di uno dei ricorrenti) ha solamente evidenziato una delle grandi piaghe del nostro paese. Rimarcando l’incapacità dell’Amministrazione nel gestire e risolvere i problemi, che spesso e volentieri vengono tralasciati finché non si arriva all’insanabilità.

Ad oggi, trascorso abbondantemente l’anno concesso dalla Corte Europea, di sensibili miglioramenti non se ne vedono.

Dal reportage di Antigone si legge che “I detenuti sono ad oggi 59.683. 6 mila in meno rispetto a un anno addietro. Il gap da recuperare è però ancora enorme. La capienza regolamentare è di 44.329 posti. Dando pure per corretto questo dato (ma abbiamo motivo di ritenere che i posti non utilizzati siano molti di più) il tasso di affollamento italiano è del 134.6%, ovvero 134,6 detenuti per 100 posti letto. Prima dell’inizio della procedura europea eravamo secondi solo alla Serbia che aveva un tasso del 159,3%. Ora siamo stati superati anche da Cipro e Ungheria. Non è proprio un risultato entusiasmante se si tiene conto che la media europea è del 97,8%, ovvero in media in Europa vi sono meno detenuti rispetto ai posti letto a disposizione”.

Le carceri Italiane tuttora sono luoghi autocratici, in cui lo Stato ha declinato la propria autorità. L’affollamento continua ad essere spaventoso. Al pari dei maltrattamenti e le torture che quotidianamente sono inflitti ai detenuti delle nostre carceri. Con le parole del poeta Giovenale quis custiodet ipsos custodes?

Giulio M. Morucci
@GiulioMor

Info e approfondimenti:

http://www.osservatorioantigone.it/upload2/uploads/docs/cartellastampatorreggiani.pdf

http://www.ristretti.it/areestudio/disagio/ricerca

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