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martedì , 17 ottobre 2017
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Nicaragua. Ortega sfida Usa e capitalismo

Si è celebrato nei giorni scorsi l’anniversario dei 33 anni della Rivoluzione popolare sandinista in Nicaragua. L’anniversario celebra la fine del neocolonialista statunitense nel paese centroamericano, ed è stata l’occasione per il presidente Daniel Ortega per invitare tutto il popolo del Nicaragua a lottare per il socialismo e sfidare il capitalismo “selvaggio”.

In questo XXI secolo carico e gravido di avvenimenti in pochi parlano di quello che sta succedendo in Nicaragua, paese che nei giorni scorsi  ha festeggiato i 33 anni della Rivoluzione popolare sandinista. Un anniversario che ancora oggi è molto sentito nel Paese in quanto rappresenta la rottura del cordone ombelicale con gli Stati Uniti, che detenevano il controllo economico e politico del Paese, fedeli alla politica del neocolonialismo con cui hanno sempre cercato di rapportarsi con i paesi meso e sudamericani. Migliaia di rivoluzionari sandinisti, con il sostegno convinto di tutto il popolo, riuscirono 33 anni fa a liberare il paese da oltre 40 anni di dittatura della dinastia Somoza, ovviamente sostenuta attivamente da Washington nell’ottica della guerra fredda. In questo giorno di festa, il presidente del Nicaragua, Daniel Ortega, ha colto l’occasione per invitare tutto il popolo del Nicaragua a lavorare attivamente per “combattere la fame, la povertà nel Paese e il capitalismo selvaggio che cerca di seminare la guerra nel mondo“. Nella centralissima Plaza de la Fè della capitale Managua, Ortega ha ammesso che nel paese “c’è ancora molto da fare“, ma ha invitato i cittadini a continuare le lotte per andare avanti e “per combattere la povertà“. Il presidente sandinista, che non ha mai rinnegato il socialismo, ha quindi invitato tutti, “anche chi la pensa diversamente“, a lavorare “affinché questo popolo e a questi bambini abbiano accesso all’istruzione (…) bisogna combattere questa battaglia contro l’analfabetismo“. Ma il vero nemico per il Nicaragua, secondo il leader sandinista, è il “capitalismo selvaggio che cerca di seminare la guerra in tutto il mondo“. Di fronte a migliaia di persone che hanno affollato la piazza, Ortega ha ricordato che il 19 luglio 1979 il popolo del Nicaragua “ha guadagnato il diritto di combattere per la sua libertà per mano dei giovani, come oggi sta facendo questo nuovo governo” . Egli ha osservato che il ritorno del Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (Fsln) del governo nel 2007 è stata resa possibile, ancora una volta, dal popolo, che ha ratificato la sua decisione nelle elezioni presidenziali del 2011 e continuerà a farlo in quelle municipali di novembre, per realizzare quelle riforme sociali di cui il Paese necessita. Insomma il centro e il Sud America continuano il loro lento ma inesorabile passaggio verso un sistema di tipo socialista, con buonapace degli sfruttatori capitalistici di un tempo. Ortega del resto già in tempi non sospetti aveva affrontato il tema della crisi economica: “non si tratta di salvare il modello economico che così tanta povertà, tanta guerra e disastri ha provocato all’umanità, ma occorre cambiare verso un modello pieno di amore, giustizia e solidarietà. L’America Latina non ha altra scelta che seguire un modello di giustizia e solidarietà come il socialismo che si sta verificando in Nicaragua. Siamo un piccolo paese con una piccola popolazione, ma impegnati a dare dignità a tutte le famiglie del Nicaragua”.

 

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