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giovedì , 27 luglio 2017
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Niente bis per Napolitano. Il Presidente lo ribadisce dopo l’invito di De Bortoli

Il portavoce del capo dello Stato risponde al direttore del Corriere De Bortoli che aveva auspicato una rielezione di Napolitano alla Presidenza delle Repubblica. Napolitano non ha intenzione di rimanere per altri sette anni al Colle. Il punto sul suo difficile settennato.

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Fonte: Oltremedianews

“Una regola di rispetto della persona e dell’istituzione consiglierebbe di considerare la questione chiusa”. Con queste poche ma assai chiare parole il portavoce del Presidente delle Repubblica affida ai canali di twitter la risposta alla richiesta “di rimanere ancora un pò” sollevata dal direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli dalle pagine del suo editoriale domenicale sul quotidiano milanese.
Nell’editoriale dal titolo “Il futuro Presidente” il direttore del Corriere auspicava che le ormai rarissime saggezza e buon senso dovrebbero consigliare ai partiti di rieleggere il prossimo 15 aprile Napolitano, facendo “di necessità virtù”, in quanto il Paese ha più che mai necessità di avere un punto fermo, e rieleggere Napolitano rappresenterebbe uno scatto d’orgoglio nazionale, ma soprattutto, alla luce delle scadenze istituzionali e del quadro di tragica incertezza, la Presidenza della Repubblica, organo di garanzia per eccellenza, deve essere “sottratta ai prevedibili effetti di un grande gioco d’incastro fra candidature e veti”.
Il consigliere per la Comunicazione del capo dello Stato rimanda nel suo tweet a una nota del 21 febbraio scorso pubblicata sul sito del Quirinale, nella quale era ben espressa la non disponibilità di Napolitano a rivestire un secondo mandato alla Presidenza della Repubblica per ragioni istituzionali e personali. “Egli apprezza e ringrazia” si legge nella nota “nel loro significato di espressione di fiducia nei suoi confronti, dichiarazioni di varie personalità a favore di una sua eventuale ricandidatura. Ma al Parlamento in seduta comune con i rappresentanti delle Regioni spetterà eleggere un nuovo Presidente della Repubblica, e rispetto a ciò ogni ipotesi appare oggi prematura. Dal canto suo, il Presidente Napolitano non può che confermare le posizioni già espresse nel modo più limpido e netto”.

Insomma, Napolitano stavolta non ci sta. Dice basta dopo un settennato tra i più difficili tra gli ultimi dei suoi predecessori, condito dalla gestione di ben tre crisi di Governo: la prima con Prodi il 21 febbraio 2007, quando in seguito al voto contrario del Senato alla relazione sulla politica estera del suo Governo l’allora Presidente del Consiglio salì al Colle per dimettersi, ma Napolitano sapientemente rinviò tre giorni più tardi il Governo alle Camere per la fiducia, la seconda il 24 gennaio 2008, sempre Governo Prodi, ma stavolta è Mastella, allora Guardasigilli, che fa le bizze e fa cadere il Governo (si andrà allo scioglimento delle Camere il 6 febbraio, la XV Legislatura passerà alla storia come la seconda più breve della storia della Repubblica, dopo l’XI), e per finire l’ultima, Governo Berlusconi IV,quando l’8 novembre 2011 realizza di non avere più la maggioranza e Napolitano, per far cessare gli intensi attacchi speculativi ai titoli di Stato, prima nomina senatore a vita Mario Monti, poi gli affida l’incarico di formare un nuovo Governo, dietro la risposta positiva di mercati e commentatori.
Proprio per questa sua attività si guadagna l’appellativo, da parte del New York Times di ”Re Giorgio“, chiaro riferimento a Giorgio VI del Regno Unito, per la sua coraggiosa difesa delle istituzioni italiane, andando anche al di là delle più strette prerogative presidenziali.
Ma accanto alla gestione delle crisi di governo Napolitano è stato anche duramente criticato da più parti, da Grillo, dai giornalisti Travaglio e Ricca, da Antonio Di Pietro, accusato di troppa “morbidezza” verso l’ultimo Berlusconi, colpevole di aver posto la sua firma ai “pacchetti sicurezza” del Ministro Maroni accusati di contenere norme anti immigrati, o al decreto Mastella per distruggere i dossier della security Telecom, o all’ordinamento giudiziario Mastella-Castelli, o ancora alla legge detta “salva-Pollari“.

Questo settennato che si avvia a concludersi ci restituisce pertanto un capo dello Stato stanco di guidare per sette anni ancora il timone della barca-Italia, anni che non è difficile pronosticare come difficili e critici per il sistema istituzionale. Come dargli, allora, torto?

Ileana Alessandra D’Arrissi

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