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domenica , 23 luglio 2017
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Nigeria

C’è forse qualcuno che non sia turbato dalle terribili notizie che arrivano dalla Nigeria? C’è forse qualcuno che non si indigni e non chieda giustizia in difesa delle adolescenti rapite in un’operazione di terrore che mirerebbe a punirle, a farne oggetto di commercio, a trasformarle addirittura in schiave sessuali? No, non c’è.

E anche l’imperialismo sa che non c’è. Ed è per questo che trasforma il dramma delle giovani nigeriane in un’impressionante campagna mediatica a cui partecipano attori che vanno da Michelle Obama a Antonio José Seguro, passando per innumerevoli “celebrità” mobilitate da Amnesty International ed altre ONG per nulla imparziali, sempre disponibili a prendere l’iniziativa delle ondate artificiali di turbamento internazionale. Turbamento che, come prova l’esperienza, è frequentemente suscitato non per la sincera difesa di nobili diritti e valori, ma per giustificare l’ingerenza e l’aggressione imperialista, come nel caso delle guerre scatenate in nome del “dovere di proteggere” in Afghanistan, Iraq, Libia, Siria, Mali, solo per citare alcuni esempi. Tutto sta a indicare che ancora una volta ciò sta accadendo anche con la campagna “Bring our girls back”.

Impressiona la rapidità con cui dirigenti delle principali potenze capitaliste hanno manifestato la loro “costernazione” e si sono dichiarati disposti a inviare specialisti, anche militari, per trovare le adolescenti scomparse e castigare i rapitori. Ma tra tutti quello che maggiormente si è distinto è stato Barack Obama che non ha perso l’occasione per cercare di rafforzare la presenza militare degli Stati Uniti in un paese che, al contrario del vicino Niger, si è rifiutato di servire da base per i suoi “droni” assassini, e in tal modo di fare un nuovo passo nella sua scalata di ingerenza nel continente africano. La Nigeria con i suoi 170 milioni di abitanti è il più popoloso ed economicamente più potente paese africano. Con un’ubicazione geostrategica favorevole e molto ricca di petrolio e altri prodotti naturali, la Nigeria è particolarmente ambita dalle transnazionali e dall’imperialismo che sempre ha giocato con i suoi complessi problemi etnici e religiosi per dominare e controllare le sue ricchezze. E’ ciò che era accaduto con la tragica guerra del Biafra (1967/70), scatenata poco dopo la sua indipendenza dal dominio britannico, con il proposito di imporre soluzioni neocoloniali. E’ ciò che accade oggi sfruttando le azioni di oscuri gruppi armati come quello che ha rapito le giovani nigeriane, in un quadro confuso di interessi e contraddizioni in cui non è facile distinguere l’elemento di classe, e di cui la destabilizzazione – che l’imperialismo sta estendendo a tutto il continente – è uno dei tratti più nitidi.

Sullo sfondo della crisi capitalistica, il continente africano è oggi il palco di acute dispute tra le grandi potenze e l’imperialismo nordamericano, che in modo sempre più sfacciato e insolente, sta sulla prima linea dell’offensiva ricolonizzatrice, come si vede con la creazione di Africom e gli sviluppi recenti nella direzione del rafforzamento della sua operatività aggressiva che per inciso, secondo notizie mai smentite dal governo, passano anche attraverso progetti che riguardano basi in Portogallo.

E per tutte queste ragioni che, pur condannando sempre gli atti di terrore e di violazione dei diritti ovunque essi si verifichino, si invita a stare in guardia rispetto alla strumentalizzazione abusiva della tragedia delle giovani nigeriane in funzione della copertura alla politica di ingerenza e aggressione imperialista, e si respinge frontalmente qualsiasi coinvolgimento del Portogallo nell’offensiva ricolonizzatrice dell’imperialismo in Africa, come in qualsiasi altra parte del mondo.

di Albano Nunes* | da www.avante.pt *Segreteria del Partito Comunista Portoghese

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