"No" alla grazia a Silvio Berlusconi. Lo dice la leggeTribuno del Popolo
giovedì , 19 gennaio 2017
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“No” alla grazia a Berlusconi. Lo dice la legge

“No” alla grazia a Berlusconi. Lo dice la legge

Come Tribuno del Popolo vorremmo lanciare un appello per dire “NO” alla richiesta di grazia per Silvio Berlusconi a qualsiasi costo. Peraltro Marco Travaglio ha già scritto un articolo nel quale spiega come la grazia sia in realtà non giustificabile dal diritto.

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In teoria, almeno se l’interpretazione di Travaglio fosse vera, Giorgio Napolitano anche volendo non potrebbe concedere la grazia a Silvio Berlusconi. Quello che però si sta consumando in queste ore è un orribile teatrino, una sorta di ricatto che è stato confezionato ad arte per ricattare e avvelenare il clima politico. Parole eversive, quelle pronunciate dagli esponenti del Pdl, parole di un partito che dimostra a parole e con i fatti di non riconoscersi in realtà nei valori profondi che hanno ispirato la nostra Costituzione e la nostra Repubblica. Anche per questo motivo ci sembra necessario e doveroso lanciare un appello agli italiani per mobilitarsi affinchè non si crei un clima di intimidazioni e ricatti anche perchè in teoria Napolitano nemmeno potrebbe concedere la grazia. Se dovesse concederla sarebbe la spia di un vulnus profondo, che a questo punto avrebbe fatto marcire la pianta dello Stato in profondità, mostrando una compenetrazione agghiacciante degli interessi del Cavaliere fin dentro la macchina dello Stato. Travaglio ha elencato su “Il Fatto Quotidiano” i motivi per cui Berlusconi non potrebbe in alcun modo beneficiare di questa misura:

1) Il Cavaliere ha altri 5 processi pendenti in varie fasi, di cui due già approdati a condanna di primo grado (Ruby e telefonata Fassino): basterebbe che uno solo giungesse a condanna definitiva per riportarlo nella situazione di condannato-interdetto da cui la grazia lo libererebbe dopo la sentenza Mediaset. Infatti, per Alessandro Sallusti, pluricondannato per diffamazione e tuttora imputato in altri processi, Napolitano non optò per la grazia, ma commutò la pena da detentiva a pecuniaria.

2) La grazia si concede ai condannati che abbiano già espiato parte della pena, anche perché concederla all’indomani di una sentenza suonerebbe come un’inammissibile sconfessione della decisione dei giudici e una violazione della loro indipendenza. Principio che Napolitano ha già ignorato graziando il colonnello Cia, Joseph Romano, appena condannato in Cassazione per il sequestro di Abu Omar e addirittura latitante.

3)poteri di grazia sono stati ulteriormente limitati dalla Corte costituzionale nella sentenza del 3 maggio 2006 sul conflitto Ciampi-Castelli a proposito della grazia a Ovidio Bompressi, condannato anni prima per l’omicidio Calabresi. La grazia è prerogativa del presidente, e il ministro della Giustizia non vi si può opporre, perché è un provvedimento “umanitario” ed “ec – cezionale” (essendo una deroga al principio di uguaglianza). Non “politico”. Il presidente infatti non è responsabile dei propri atti, che necessitano sempre della controfirma di un membro del governo. Siccome però la grazia è ispirata a una “ratio umanitaria ed equitativa” volta ad ”attenuare l’applicazione della legge penale in tutte quelle ipotesi nelle quali essa confligge con il più alto sentimento della giustizia sostanziale”, essa “esula da ogni valutazione di ‘natura politica’”, ed è naturale attribuirla “al capo dello Stato ‘quale organo rappresentante l’unità nazionale’, nonché ‘garante super partes della Costituzione’”. 

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