No Euro e Socialismo: un’alternativa ai diktat BCETribuno del Popolo
sabato , 27 maggio 2017
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No Euro e Socialismo: un’alternativa ai diktat BCE

Il Prof. Vasapollo non esclude l’uscita dell’Italia dall’euro. Purchè non sia uno strappo isolato ma contempli alleanze tra i Paesi europei più deboli. Sul modello dell’ALBA Sudamericana.  

Fonte: Oltremedianews

Negli ultimi mesi i Movimenti No Euro hanno preso quota in tutto il continente. In Italia il Movimento 5 Stelle ha più volte paventato la possibilità, in realtà infondata, di indire un referendum sull’uscita dalla moneta unica. In Francia Marine Le Pen, candidata di estrema destra, aveva dichiarato durante la campagna elettorale che se avesse vinto avrebbe distrutto l’euro. In Germania ne parlano gli avversari della Merkel, in Grecia un po’ tutti visti gli ultimi risultati. Sebbene queste istanze siano spesso frutto di rigurgiti cavalcati alla bisogna da partiti a corto di consensi, il discorso non può essere archiviato con estrema facilità.
Così come l’austerità ed i tagli alla spesa, l’euro viene dipinto come uno strumento indispensabile. Intellettuali ed esperti di tutta Europa portano acqua al mulino della BCE prospettando scenari apocalittici per chi decidesse di disertare. L’asticella dell’inevitabile viene alzata un po’ alla volta ma con disarmante disinvoltura: è necessario tagliare i fondi a scuola e sanità, bisogna per forza diminuire la spesa per contenere il debito, non possiamo uscire dall’euro a costo di sputare sangue.
Non tutti gli economisti però sono allineati al pensiero dominante. Abbiamo raccolto l’opinione del Professor Luciano Vasapollo che insegna Metodi di Analisi dei sistemi Economici alla Sapienza: dal suo punto di vista un’alternativa è possibile.

“Se si pensasse di uscire dall’euro con una via “nazional-fascistoide”, con un singolo paese, con la vecchia moneta, con la sovranità nazionale e monetaria dei singoli paesi, la finanza internazionale non lo permetterebbe e si rafforzerebbe l’attacco speculativo, finanziario e  monetario.  Ma, se si partisse da un nuovo protagonismo della classe lavoratrice in una visione internazionalista, capace di porsi sul terreno di  percorsi e processi di lotta per creare un’area di tre, quattro o cinque paesi, per uscire contemporaneamente e in maniera congiunta dall’euro, per costruire un’alleanza con una moneta virtuale di compensazione, questa formula doterebbe questi territori della stessa forza che ha oggi l’ALBA in America Latina.

L’unico modo è iniziare a dare battaglia a partire dal movimento sindacale conflittuale e dai movimenti sociali affinché non si paghi il debito, e destinare le risorse economiche a investimenti di carattere sociale. Nello stesso tempo, è necessarionazionalizzare le banche, che significherebbe poter orientare la linea di credito verso i settori strategici e, come si sta facendo anche nell’ALBA, nazionalizzare i settori energetico, trasporti e telecomunicazioni, rafforzando il ruolo pubblico e gratuito di efficienti servizi nella sanità, istruzione, sistemi pensionistici e di sostegno al reddito. Significa combinare ogni sforzo tattico per corretti e necessari obiettivi di ridistribuzione di reddito e della ricchezza, con l’idea di creare una soggettività di classe in cui sia sempre presente ben chiaro il percorso strategico del superamento dell’attuale sistema dello sfruttamento capitalista.

Non si tratta di importare modelli, sarebbe un grave errore; si tratta invece contestualizzandoli di far riferimento ad esperienze vive e reali di transizione al socialismo. In realtà oggi noi comunisti stiamo parlando di guardare con attenzione e gran simpatia politica ad una alternativa anticapitalista, anzi meglio all’alleanza socialista dell’ ALBA, di qualcosa che dà estremamente fastidio alle multinazionali, agli USA e all’Europa: ci sono dei paesi che si distaccano dal Fondo Monetario Internazionale e dalle politiche della Banca Mondiale e dei potentati economici; paesi cioè  che si danno delle alternative commerciali, economiche e finanziarie, proprie banche, televisioni e sistemi per camminare nei percorsi reali dell’integrazione latino-americana con immediati risultati  politici, sociali, economici della transizione socialista. Bisogna riproporre con entusiasmo e senso della realtà l’idea che dalla crisi sistemica del capitale non si esce con ricette keynesiane da capitalismo temperato, non ci sono più le condizioni di tale mediazione, ma se ne può uscire con una proposta tutta politica:  serve un mondo socialista perché è necessario e possibile, qui ed ora, subito, poiché oggi più che mai “Socialismo o barbarie !”.

Simone Mucci e Gianmarco Dellacasa

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