No Expo, Milano,è tempo di riflessione dopo le devastazioniTribuno del Popolo
venerdì , 24 marzo 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:

No Expo, Milano,è tempo di riflessione dopo le devastazioni

Qualche centinaio di incappucciati ha messo a ferro e fuoco Milano nella giornata del corteo No-Expo. Una violenza ampiamente annunciata che ha subito scatenato la reazione durissima di chi ha visto le immagini della devastazione in atto.Come da copione però, con il fumo delle macchine bruciate si nascondono i motivi della protesta, si nascondono i dati inclementi dell’Istat che fotografano un Paese in caduta libera, e soprattutto si avvelenano le acque del dissenso facendo passare l’associazione No-Expo=Black Bloc. A esultare dopo una giornata di violenza, sono proprio quelli che con i loro tentacoli brindano all’Expo e a tutto ciò che comporterà.

Cui Prodest? Questa potrebbe essere la domanda giusta alla luce della giornata di devastazione a Milano scatenata da qualche centinaio di ragazzi dal volto travisato e di nero vestiti, ribattezzati ormai dal 2001 dalla stampa come i “Black Bloc”. Brutti, neri, cattivi, i Black Bloc sono esattamente come ci si aspetterebbe siano, e anche questo merita una riflessione nel giorno dopo la distruzione di Milano. Del resto che al corteo No-Expo ci sarebbero state tensioni o sapevano un pò tutti, lo sapeva in primis proprio l’organizzazione della sicurezza, e lo sapevano ancor di più gli organizzatori che, avendo più di uno scheletro nell’armadio, più di altre volte temevano evidentemente le contestazioni. Alla fine esattamente come da copione una manifestazione bella, colorata, partecipata e piena di giovani e di bandiere rosse, è stata completamente annullata, schiacciata, dimenticata dai media, che in modo quasi martellante hanno mandato in onda i gruppi di Black Bloc che si accanivano contro negozi e macchine. Un fatto grave, esecrabile, certo, ma sembrava quasi che i media in qualche modo non vedessero l’ora che questo accadesse, come se si fosse di fronte a una grande rappresentazione teatrale condotta sempre allo stesso modo, e quindi prevedibile. E dato che la violenza è sempre sbagliata, come dice la vulgata tradizionale, non ci voleva di certo un veggente a immaginare che quelle macchine distrutte e quei negozi dati alle fiamme sarebbero diventate vere e proprie armi nelle mani di chi l’Expo lo ha voluto per imbrigliare e distruggere la protesta, sfilacciandola al suo interno. Al posto che far riflettere i cittadini su che cosa effettivamente sia l’Expo e su cosa rappresenti, e soprattutto sul modello culturale, economico e sociale che ci vorrebbe imporre, i media preferiscono irrorare la Tv di immagini di violenza da cui tutti, simili a cani di Pavlov, si devono affrettare a prendere le distanze, come se il problema del Paese siano i danni causati dai Black Bloc e non la disoccupazione giovanile al 50% e un Expo che propone e rilancia il modello che vorrebbero le multinazionali a dispetto delle eccellenze italiane.

D’altro canto il fatto che gruppi di incappucciati possano riuscire, da soli, a rovinare un corteo pacifico che voleva un risultato politico, dovrebbe essere una lezione per tutti quei movimenti di piazza che da anni organizzano proteste criticando però il concetto stesso di “Partito”. Ai tempi del Partito Comunista Italiano esistevano servizi d’ordine capaci di proteggere i manifestanti e di impedire che pochi facinorosi decidessero per tutti. Oggi non esiste più un partito di riferimento così come non esiste più nessuno in grado di rappresentare la rabbia dei giovani, degli esclusi, degli sfruttati in Parlamento. Il risultato di questo scollamento è l’aumento della rabbia, del risentimento, dell’impotenza, tutti sentimenti che finiscono per germogliare in un movimentismo sfrenato che può finire anche nella frustrazione e quindi nella devastazione. Ma in tutto questo a essere realmente “colpevole” è davvero il singolo ragazzo disoccupato che si lascia prendere dalla rabbia, oppure un sistema che impedisce a questo ragazzo di ottenere dignità o comunque di lottare democraticamente e politicamente per ottenere “un posto al sole”?

C’è poi l’ineludibile problema degli “infiltrati”, con le parole di Cossiga che risuonano anche a distanza di anni: “Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città”. Parole chiare quelle dell’ex presidente della Repubblica, parole da dedicare a coloro che ridacchiano quando si parla di “infiltrati” tra i manifestanti, parole che dovrebbero far riflettere in quanto pronunciate da qualcuno che con le violenze di piazza ci ha avuto a che fare per davvero. Sarebbe sbagliato pensare al “manovratore”, al “grande vecchio”, ma è chiaro che il potere costituito gioca le sue carte per ottenere un vantaggio, quindi non bisognerebbe nemmeno sconcertarsi di fronte a uno scenario simile.

Infine, ferma restando la presa di distanze dalla violenza, vorremmo toccare un ultimo punto: la reazione sconcertante di alcuni opinionisti, vedi Beppe Severgnini, che se da un lato si propongono come degli idoli della democrazia, dall’altra di fronte alle immagini di macchine devastate perdono letteralmente la testa invocando quasi macellerie messicane e lasciandosi andare nel salotto della Gruber ad affermazioni che sarebbe stato più logico sentire da questori incazzati o da Colonnelli piuttosto che da un presunto opinionista, per giunta moderato. Ok, la violenza fa schifo, ma come è possibile che certi personaggi si indignino stravolti dalla rabbia di fronte alla devastazione di negozi e macchine mentre tacciano in modo sbalorditivo di fronte al magna magna dell’Expo, a una generazione senza diritti nè lavoro, alla predazione delle multinazionali, alle bombe della Nato. E magari sono gli stessi che quando i Black Bloc erano in piazza Maidan, a Kiev, e brandivano svastiche e pistole, li vedevano come dei freedom fighters. salvo poi chiamare i loro “colleghi” italiani come figli di papà viziati, disadattati, criminali e imbecilli. #DoubleStandard

Photo Credit https://www.facebook.com/ClashCityWorkers

Gracchus Babeuf

VAI SULLA PAGINA FB DEL TRIBUNO

 

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top