No Tav. Anche in Svizzera cominciano a fioccare denunce pesantiTribuno del Popolo
sabato , 22 luglio 2017
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No Tav. Anche in Svizzera cominciano a fioccare denunce pesanti

Nove denunce per sommossa, violenza e minaccia contro le autorità per aver contestato Caselli e Spataro all’Università di Lugano.

Fonte: http://www.tgvallesusa.it/

Il 31 gennaio 2012 i procuratori Gianfranco Caselli e Armando Spataro furono ospiti dell’Università della Svizzera Italiana (USI) a Lugano dove si tenne un convegno dal titolo Politica e giustizia, quale rapporto?

In solidarietà alla lotta No Tav valsusina, alcuni attivisti locali si presentarono a manifestare nell’aula dove si teneva il convegno srotolando uno striscione e intonando cori, volantinando per protestare contro le perquisizioni dei No Tav e gli arresti avvenuti. Subito vennero fatti allontanare dalla polizia che intervenne energicamente, procurando tra gli attivisti un ferito e qualche frattura. Ma soprattutto facendo scattare sin dal principio 9 denunce per sommossa, violenza e minaccia contro le autorità e i suoi funzionari.

La denuncia si è tramutata ieri in rinvio a giudizio dinanzi alla Corte di Assise correzionale di Lugano. A darne notizia sono la RSI (Radiotelevisione svizzera) TicinoNews, ma anche Umanità Nova.

John Noseda (fotogonnella)

John Noseda (fotogonnella)

Sin dal novembre il Csoa Il Molino denunciava pubblicamente il clima di “caccia alle streghe” istituito nel Canton Ticino dal procuratore generale John Noseda, in carica dal gennaio 2011. E Noseda approfitta dell’occasione per rincarare la dose e aggiungere a uno dei 9 accusati la denuncia per il reato di ingiuria, per aver offeso, secondo l’accusa, l’”onore” dell’onorevole Norman Gobbi, consigliere di Stato noto per le sue posizioni di estrema destra. L’accusato, come riporta Umanità Nova, era già stato interessato da provvedimenti disciplinari ampiamente riportati dalle testate nazionali, ovvero in quanto docente era stato allontanato dalla scuola media in cui insegnava in virtù del “Berufsverbot” degli anni ‘70 (divieto con cui la confederazione svizzera impediva di esercitare il lavoro di insegnanti a personaggi ritenuti scomodi), che condanna ancora prima del processo.

Di pari passo al sorgere di un movimento di opinione sempre più agguerrito contro le lobby favorevoli al raddoppio della galleria del Gottardo, emerge una risposta repressiva che segue le logiche di mercato, le decisioni di Palazzo e la loro salvaguardia attraverso l’azione giudiziaria.

Massimo Bonato 04.01.14

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