No Tav: la politica si prepari ad un autunno bollenteTribuno del Popolo
domenica , 24 settembre 2017
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No Tav: la politica si prepari ad un autunno bollente

A rilanciare le rivendicazioni mai smorzate dei No Tav ci pensa Alberto Perino, leader e principale referente del movimento, dalle colonne del blog di Beppe Grillo. Le sue parole affilate e nette sono solo il preludio di una stagione autunnale di rivendicazioni e scioperi che si fa di giorno in giorno più tesa e vicina. Se la politica non darà ai cittadini risposte adeguate andremo sicuramente incontro ad una stagione climaticamente fredda ma politicamente incandescente.

Fonte: Oltremedianews

“Perché l’autunno si avvicina e col cader delle foglie e l’arrivo del freddo giungeranno al pettine i nodi dell’occupazione, della fine dei soldi per la cassa integrazione, della riduzione dei servizi pubblici e via dicendo. Ci sarà poi il problema dello stupro della Costituzione per realizzare il sogno di Licio Gelli e della P2, la necessità di garantire un salvacondotto politico al Berlusca perché gli consenta di mantenere il suo potere lasciando le briciole ai suoi gregari del PD della famiglia Letta e delle famiglie mafiose”, l’accusa di Alberto Perino, leader del movimento No Tav, non poteva essere più acuta e tagliente. Dalle colonne del blog di Beppe Grillo lo scrittore ha lanciato un chiarissimo monito alla politica, dimostrando di non farsi intimidire dagli ultimi arresti e dalle numerose inchieste giudiziarie che pendono su molti attivisti. Anzi, stando alle sue parole, le inchieste della magistratura sarebbero solo un deplorevole tentativo di mettere a tacere chi tenta di salvare il denaro pubblico dalle grinfie delle lobbies internazionali e dell’establishment italiano. Far passare i No Tav come terroristiche vogliono riportare l’Italia al tempo delle Br sarebbe dunque un magnifico velo di Maya per nascondere le ben più scottanti faccende dei palazzi.

Lo scorso 31 agosto il Procuratore della Repubblica di Torino Caselli in un intervista a Repubblica.it aveva parlato di una duplice anima del movimento: la prima composta da cittadini che manifestano responsabilmente per rivendicare le loro istanze e la seconda di teppisti ed eversivi organizzati. In particolare egli ha usato l’espressione di “pericolosissima deriva  para-terroristica di questa frangia”, ma a questo punto si rende doverosa una considerazione. Da un lato è indubbio che se si mira ad una comprensione puntuale del fenomeno No Tav è impensabile credere che l’enorme movimento sia animato all’unisono dagli stessi intenti e dai medesimi credo: non è un caso che solo qualche giorno fa alcuni sindaci contrari alla Torino-Lione insieme al presidente della Comunità montana Valsusa e Valsangone Sandro Plano abbiano scritto una lettera per prendere le distanze da “ogni atto di violenza, intimidazione e vandalismo”. Ma d’altro canto è altrettanto semplicistico e fuorviante dividere in due gruppi netti, come si fa da quarant’anni a questa parte, movimenti e realtà sociali nei due gruppi tanto ovvi quanto falsi di “buoni” e “cattivi”. Si possono fare legittimi distinguo tra semplici sostenitori e attivisti, militanti o simpatizzanti, ma non si può ignorare che senza azione non esista alcuna protesta o rivendicazione. Sia il sabotaggio che la resistenza passiva di Ghandi sono senza alcun dubbio un’azione, chiaramente molto diverse tra loro ma pur sempre di metodi di protesta attivi si tratta. In tal modo né si vogliono giustificare gli attacchi terroristici, né si vogliono equiparare tutti i modi di protesta, ma come ha detto lo scrittore Erri De Luca, che ha confessato di aver partecipato ad azioni contro la Tav: “Un intellettuale deve essere coerente e mettere in pratica ciò che sostiene. Per questo anch’io ho partecipato a forme di sabotaggio in val di Susa”.

Fabrizio Leone

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