No Triv. L'Italia si mobilita per il ReferendumTribuno del Popolo
mercoledì , 29 marzo 2017
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No Triv. L’Italia si mobilita per il Referendum

Il 17 aprile è stata confermata la data per il Referendum sulla questione delle Trivelle fortemente voluto da 9 regioni italiane e da tutti gli ambientalisti. In molti speravano di accorpare il referendum alle elezioni amministrative, e invece a causa della decisione opposta da parte del governo è stata persa l’occasione di risparmiare denaro pubblico e di coinvolgere adeguatamente l’elettorato.

Il 17 aprile si terrà un referendum di importanza capitale per diverse regioni italiane che hanno deciso di opporsi con tutti i mezzi alle trivellazioni concesse alle multinazionali da parte del governo Renzi  e che verranno realizzate in zone che devono gran parte del loro benessere alle bellezze naturali e al turismo. Del resto il governo italiano ha una lunga tradizione di mancata valorizzazione delle proprie risorse e del territorio; con lo Sblocca Italia aveva dichiarato come strategiche le trivellazioni, esautorando de facto le Regioni e gli enti locali da ogni decisione in materia. Almeno la Petroceltic, titolare della concessione a largo delle Isole Tremiti, ha annunciato di non volerla utilizzare, una bella notizia ma comunque limitata vista la vastità delle aree interessate da queste potenziali trivellazioni. Ad esempio restano in piedi i progetti in Sicilia, a largo delle coste abruzzese e anche alcuni progetti Eni nell’Adriatico, e nel caso di vittoria del “Sì” al referedum le concessioni dovranno cessare le attività. Intanto però il governo ha deciso di non accorpare il Referendum sulla questione Trivelle al voto amministrativo, il che significa non solo sperperare denaro pubblico inutilmente, ma anche non favorire la partecipazione dell’elettorato al tema. Il Referendum consterà di un solo quesito che riguarderà la durata dei permessi per le trivellazioni concessi alle multinazionali, che da limitati a un periodo di tempo circoscritto potrebbero diventare eterni, cioè fino alla fine del giacimento. Gli altri due quesiti, che riguardano il Piano delle aree e la durata delle concessioni sulla terraferma, dovranno essere approvati il 9 marzo dalla Corte costituzionale. Se il parere sul conflitto di attribuzione presentato da 6 regioni avrà esito positivo ecco che serviranno 45 giorni prima del voto. Del resto i cittadini, le associazioni per l’ambiente e le reti sociali hanno già cominciato a mobilitarsi contro le trivelle, e soprattutto per chiedere allo Stato un utilizzo più intelligente del territorio. Anche per questo si segnalano alcune iniziative di sensibilizzazione sul tema:

20 febbraio a Termoli ci sarà un corteo organizzato da una serie di associazioni No-Triv che si uniranno a comitati contro l’inquinamento del paesaggio.

22 febbraio a Monopoli in provincia di Bari presso la parrocchia di Sant’Antonio si inaugurerà il Comitato referendario No Petrolio.

Tribuno del Popolo

 

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