Nokia, tagli selvaggi per combattere la crisi: -10.000 posti in due anni | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
venerdì , 24 marzo 2017
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Nokia, tagli selvaggi per combattere la crisi: -10.000 posti in due anni

Il colosso della telefonia Nokia ha deciso di tagliare ben 10.000 posti di lavoro in due anni per riuscire a combattere la crisi.

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Anche la Nokia, colosso della telefonia finlandese, sta subendo sulla propria pelle gli effetti della crisi. Strangolata dalla concorrenza, la Nokia ha annunciato che  entro il 2013 provvederà al taglio fino a un massimo di 10.000 posti di lavoro nell’ambito di un piano di riduzione di costi.Stephen Elop, amministratore delegato del gruppo, ha spiegato che questi tagli sarebbero stati resi necessari dalle misure da prendere per assicurare all’azienda la competitività a lungo termine sul mercato internazionale. La Nokia applicando questo piano di austerity aziendale dovrebbe arrivare a risparmiare oltre 700 milioni di euro solo per il 2013, e conta in ulteriori risparmi per 1,6 miliardi. La ristrutturazione aziendale però avrà un suo costo: ben 1,9 miliardi di euro. In due anni si parla di un taglio di quasi 25.000 lavoratori, e sostanzialmente entro un anno secondo Elop “cesserà l’assemblaggio di telefonini Nokia in Europa“.Vi saranno però anche tagli fuori dall’Europa dal momento che sono stati previsti 2300 tagli a Komaron, in Ungheria, 700 a Reynosa, in Messico, e oltre 1000 a Salo, in Finlandia.

La Nokia quindi delocalizzerà il più possibile spostando diversi processi di produzione in Asia, dove troverà costi di manodopera nettamente più bassi, e soprattutto dove troverà la maggior parte dei fornitori del gruppo e dei clienti della società. Il colosso finlandese vorrebbe quindi cercare da un lato di accorciare i tempi di produzione, dall’altro di invertire la tendenza che aveva visto un calo nei profitti del 2-3% lo scorso anno. Non si taglieranno però solamente risorse umane, verranno tagliati anche diversi progetti di ricerca e questo porterà alla chiusura di diversi stabilimenti, come quello di Ulm in Germania, e quello di Burnaby nel Canada. Insomma, la crisi colpisce anche i colossi della telefonia mobile che, per rimanere sulla cresta dell’onda, sono costretti a ristrutturarsi velocemente,

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