Non lavorate? Colpa vostra. Ecco il grande inganno del capitalismoTribuno del Popolo
venerdì , 20 ottobre 2017
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Non lavorate? Colpa vostra. Ecco il grande inganno del capitalismo

“Non andate all’Università, fate gli idraulici”, parola di Michael Bloomberg, ricchissimo sindaco di New York. E come prevedibile in molti, anche in Italia, si affrettano a dire che sì, il sindaco a ragione, e a ripetere le solite frasi: “Se uno vuole lavorare, un lavoro lo trova”. Colpevolizzare le masse perchè non riescono a lavorare è il capolavoro finale del capitalismo.

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Diciamocelo pure, tutti voi avrete sentito sull’autobus, sul lavoro, a scuola, o persino a casa, qualcuno sostenere che, dopotutto, se uno vuole lavorare lavora. Si tratta della cosiddetta “colpevolizzazione delle vittime“, che poi sarebbero i giovani, i precari, i disoccupati e gli sfiduciati, quelli insomma che hanno subito la crisi direttamente sulla propria vita, vedendola peggiorare sotto ogni punto di vista. Michael Bloomberg, sindaco di New York rigorosamente ricchissimo, ha voluto dare un consiglio ai giovani della Grande Mela: “Non andate all’Università, fate gli idraulici“, una sorta di assist a un certo tipo di persona che esiste anche in Italia e che appunto, non volendo o non potendo criticare il sistema nel suo complesso, preferisce scaricare sulle vittime di questo sistema la colpa del suo malfunzionamento. Se tutti facessero ciò che serve e non ciò che vogliono, è la loro tesi, non saremmo in crisi. L’errore secondo questi tristi figuri sarebbe pensare che tutti devono studiare e formarsi, quando invece ci sono tanti lavori da fare che più nessuno ha voglia di fare. Come a dire, anche gli operai vogliono i figli dottori, e questo non è più possibile dato che devono fare gli operai, non possono di certo ambire a fare i dottori quando i posti da dottori diminuiscono per tutti. Così la cultura anglosassone continua a influenzarci in modo inaccettabile, imponendo alla nostra cultura gli stessi schemi che hanno organizzato la loro società. Si tratta a ben vedere del capolavoro finale, di un ritorno alla società censuale dove solo chi appartiene a una determinata classe sociale può ambire ai lavori più prestigiosi, mentre i figli degli spazzini e dei precari non potranno ambire ad altro, senza stato sociale, che a trovare il primo impiego possibile per portare a casa la pagnotta per la sopravvivenza. Il capolavoro finale è far credere agli stessi lavoratori che in realtà la colpa della crisi è proprio di chi ha voluto pensare di fare il “dottore”, dimenticando i lavori materiali più umili. Un capolavoro appunto perchè sono gli stessi lavoratori a venire divisi da questo gioco al massacro, non percependo più se stessi come una classe sociale, e facendo così indirettamente gli interessi di questo sistema economico. E poi si sa, lavoratori arrabbiati e disperati che sono anche colti rappresentano un pericolo mortale per l’establishment. Meglio avviarli al lavoro a 14 anni, colpevolizzandoli se non hanno “voglia di lavorare”, ovvero di farsi sfruttare beceramente, visti i tempi. Lavoratori affamati, senza coscienza politica, senza memoria storica, diventano docili unità di produzione da piegare agli schemi brutali del capitalismo. Invece questo è secondo noi il momento giusto per studiare, lo studio e la cultura devono diventare un’arma da utilizzare contro questo capitalismo per dare di nuovo una forma, una speranza e una struttura alla lotta per una società migliore. Dimostrare che la cultura, soprattutto in Italia, può rendere più dei call center, degli stage gratuiti e dei tirocini schiavisti, è la sfida della nostra generazione.

Gracchus Babeuf

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