Nonostante il Pdl, approvato il decreto "liste pulite". Chi si salva e chi no, ecco le novità. | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
mercoledì , 13 dicembre 2017
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Nonostante il Pdl, approvato il decreto “liste pulite”. Chi si salva e chi no, ecco le novità.

Ieri approvata con molte difficoltà la legge delega che ha consentito al governo di ultimare il decreto “liste pulite”. Vediamo quali sono le notività, dall’incandidabilità dei condannati alla decadenza dalle cariche elettive. Protesta il Pdlche abbandona la maggioranza.

Fonte: Oltremedianews.it

parlamento

Il ritorno del Caimano e le grandi manovre di palazzo del Pdl hanno un po’ messo la notizia in secondo piano, ma, mentre il governo perdeva per ben due volte gran parte della propria maggioranza, ieri è stata approvata con due voti di fiducia risicata (uno alla camera ed un altro al senato) la delega necessaria per l’emanazione del decreto dell’esecutivo sull’incandidabilità dei condannati.

In sostanza il decreto introduce una nuova normativa in materia di incandidabilità e di divieto di ricoprire cariche elettive e di governo, sanzioni che sarebbero applicate in seguito a sentenze passate in giudicato. Il decreto è stato approvato in Consiglio dei ministri dopo la delega parlamentare e prevede che di fatto non potranno diventare deputato, senatore od europarlamentare, assumere cariche di governo o ambire a cariche elettive a livello regionale, comunale e circoscrizionale, coloro che hanno riportato condanne superiori a due anni a causa di gravi reati come l’’associazione per delinquere, il terrorismo, la riduzione in schiavitù, il sequestro di persona, all’associazione di tipo mafioso e a causa di delitti commessi contro la pubblica amministrazione quali, ad esempio, la malversazione, la concussione, il peculato o la corruzione. Non potranno candidarsi nemmeno coloro che hanno riportato condanne definitive a pene superiori a due anni per delitti come il furto, lo stalking, la bancarotta fraudolenta, la truffa o l’usura. Secondo il decreto l’impossibilità ad una candidatura ha effetto per un periodo corrispondente al doppio della durata della pena accessoria dell’interdizione temporanea dai pubblici uffici che la serie di reati sopra elencati spesso prevede, con una durata media, quindi, di circa sei anni. Infine è prevista la decadenza dalla carica qualora la causa di incandidabilità intervenga durante il mandato.

Passa dunque con pochissimo margine una norma che è stata fortemente osteggiata in questi mesi da ambienti del Pdl. Il rischio (o la probabilità, a seconda dei punti di vista) è che molti uomini della formazione di centrodestra con processi alle spalle si ritrovino fuori da ogni carica elettiva a causa dei propri trascorsi penali. Non a caso fonti vicine a Berlusconi hanno sempre fatto riferimento a questa norma come ad una legge che avrebbe dato eccessivo potere ai giudici. E forse si giustifica anche così la crisi di governo che va profilandosi in queste ore con il ritiro della fiducia da parte del Pdl.

Non dello stesso avviso, Mario Monti il quale dinanzi ad uno dei provvedimenti apparentemente migliori che questo esecutivo abbia introdotto (l’unico, direbbero in molti) ci ha tenuto a difendere la disposizione approvata in Cdm: “La materia è destinata ad avere grande rilevanza per l’economia e la societa’ moderne e per una vita politica trasparente e ordinata” ha detto il premier. A lui si è aggiunta Paola Severino, ministro della Giustizia, la quale ha voluto spiegare i motivi del dispositivo: “la scelta e’ caduta sui reati per i quali e’ prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a 4 anni perche’ il legislatore li configura come una categoria di reati di gravita’ e pericolosita’ rilevanti per i quali e’ prevista la custodia cautelare. La delega poteva essere riempita con criteri diversi, ad esempio con un’elencazione di reati uno per uno, ma questo avrebbe comportato un rischio elevato di dimenticanze e disattenzioni”.

Ma rimane un interrogativo, quale sarà la vera portata del provvedimento?
Proprio questa mattina il Corriere della Sera è andato a spulciare i vari nomi di soggetti inquisiti ed eletti nelle file del Pdl e la scoperta è stata che in molti la faranno franca. Ad esempio sarà candidabile Marcello De Angelis, uno che è stato condannato per associazione sovversiva e banda armata nell’89 e che però ha già scontato la sua pena di 5 anni e sei mesi. Si salva Aldo Brancher perché condannato solo a due anni per ricettazione ed appropriazione indebita nell’ambito dello scandalo Antonveneta. Infine il caso più eclatante: potrebbe ricandidarsi Marcello Dell’Utri la cui condanna per concorso esterno in associazione mafiosa è stata annullata con rinvio in Cassazione. Tuttavia il senatore rischierebbe per una ulteriore condanna, questa volta definitiva, a 2 anni e 3 mesi per fatture false e frode fiscale in Publitalia ma sembra che anche qui il decreto non produrrà i suoi effetti in quanto la sentenza è intervenuta con patteggiamento e dunque non si potrebbe introdurre una pena accessoria senza che il reo la conoscesse quando ha deciso di patteggiare.

Insomma per capire quando e come sarà applicata questa nuova norma che presenta sin da ora delle contraddizioni evidenti bisognerà attendere che il decreto “liste pulite” acquisisca forza e valore di legge a seguito del parere obbligatorio ma non vincolante che le Commissioni di Camera e Senato dovranno esprimere entro 60 giorni.

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