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giovedì , 19 gennaio 2017
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Nuovo centrodestra, qualcosa si è rotto. O forse no

Nuovo centrodestra, qualcosa si è rotto. O forse no

Perché quello che viene descritto come il dramma del centrodestra potrebbe far male alla sinistra.

Fonte: http://www.fanpage.it/nuovo-centrodestra-qualcosa-si-e-rotto-o-forse-no/#ixzz2l0KTs125

Molti commentatori che hanno assistito alla giornata politica di ieri si sono spinti a descriverla come un “dramma collettivo”. Ma nella politica italiana molto spesso le cose, nella realtà, non sono come appaiono.

E quando si ha a che fare con Silvio Berlusconi,  questa affermazione è ancor più vera. Certo, a pensarci bene stiamo assistendo ad un singolare ribaltamento di scenario rispetto a qualche anno fa. Ci ricordiamo tutti della coalizione di centrosinistra divisa in tanti partitini e senza un leader, coesa solo contro Berlusconi. E del centrodestra, al contrario, con un padrone ed un solo partito, Lega Nord esclusa.

Ora, invece, a sinistra è rimasto praticamente solo il Pd, che probabilmente fra un mesetto potrà contare anche su un leader forte, se non due, non dimenticando Letta. Dall’altra parte, invece, ecco materializzarsi quattro o cinque formazioni pronte a darsi battaglia (Lega Nord, Fratelli D’Italia, Forza Italia, Nuova An, Nuovo Centrodestra), con un leader oramai più che dimezzato, e tuttavia ancora l’unico in grado di racimolare i voti.

Sembra uno scenario idilliaco per la sinistra, eppure in realtà non lo è. Il dato di fondo è che i cosiddetti moderati, in Italia, sono almeno due o tre milioni in più degli altri.  Alle ultime elezioni una parte non ha votato, un’altra parte ha scelto Grillo, qualcuno è tornato indietro e ha scelto Berlusconi, eppure fanno da sempre parte della maggioranza. Ecco perché ciò che succederà in questi mesi potrebbe riportare molti all’ovile.

Mani più libere. Berlusconi e la sua Forza Italia hanno le mani più libere per sparare contro il governo e l’Europa, anche in ottica elezioni del 2014. La competizione con il populismo di Grillo sarà più equilibrata e l’ex comico potrebbe essere costretto a spostare il mirino verso una sinistra con il messaggio debole sull’Europa.

Segmentare. Il centrodestra ha ora tre possibili opposizioni, ognuna in grado di parlare ad un segmento. La Lega al Nord, Fratelli d’Italia ai nostalgici, Forza Italia al suo solito target. E poi c’è Alfano, che in realtà ha permesso di eseguire le volontà di un elettorato che vedeva negativamente l’eventuale caduta del governo.

Contro Renzi. Il fatto che una parte dell’alleanza si sia spostata verso il centro, mentre Renzi viene visto sempre più a sinistra, rende Alfano in grado di sottrarre proprio al sindaco fiorentino i consensi dei moderati. E anche le parole d’ordine sembrano le stesse: futuro e cambiamento, faccia giovane, “rottamatore” seppur in piccolo.  Per un po’ potrà godere di una buona visibilità da vicepremier e lavorare sulla crescita della fiducia, mentre Renzi sarà alle prese con le beghe interne del suo partito.

I centristi. Le scissioni tra i centristi e la formazione del nuovo gruppo dovrebbero portare ad un avvicinamento simultaneo. E l’elettorato di Casini è sempre stato più vicino al centrodestra che al centrosinistra.

L’immagine di Silvio. L’immagine di Silvio, padre nobile, perseguitato dai giudici, stanco, abbandonato dal delfino, potrebbe far presa. E’ una storia che ha un senso e che emoziona.

La finta opposizione. Il governo gode di una buona fiducia, con una curva diversa da quella di Monti. Eppure, nuovamente, tocca al Pd intestarsene la paternità. Berlusconi si sfila e fa finta opposizione, i democratici interpretano il ruolo dei responsabili. Sicuri che la storia non possa ripetersi?

Manca il leader per le prossime elezioni, questo è vero. Ma Berlusconi e i suoi ci hanno abituato negli anni a innumerevoli sorprese. Nel frattempo, disinnescare Renzi e la sua Opa sull’elettorato moderato è l’operazione chiave. Di certo la sinistra non può nuovamente dormire sonni tranquilli, neppure alla fine del Ventennio.

Lorenzo Mauro

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