Nuovo Nobel? Vecchia storia...Tribuno del Popolo
venerdì , 20 ottobre 2017
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Nuovo Nobel? Vecchia storia…

Il Nobel 2015 per la Letteratura lo ha vinto la scrittrice bielorussa Svetlana Alexievich che nei suoi libri ha raccontato, guarda un pò, il “male assoluto” del comunismo sovietico e della società russa. Ancora una volta dunque il Nobel ci sembra avere un significato più “politico” che culturale. Non a caso Jean Paul Sartre nel 1964 rifiutò l’assegnazione del premio…

Sarà una coincidenza ma spesso e volentieri scrittori e letterati che si sono schierati in un certo modo hanno sempre visto premiati i propri sforzi letterali con il prestigioso Nobel. Del resto non stiamo parlando certo solo della letteratura, come tutti sanno Kissinger nel 1973 ha vinto il Nobel per la Pace, così come Barack Obama, solo per fare alcuni esempi. Non a caso il Nobel per la Letteratura venne rifiutato da un uomo come Jean Paul Sartre che, nel 1964, ebbe a scrivere per giustificare il suo rifiuto:

Le ragioni personali sono le seguenti: il mio rifiuto non è un atto di improvvisazione. Ho sempre declinato gli onori ufficiali. Quando nel Dopoguerra, nel 1945, mi è stata proposta la Legione d’Onore, ho rifiutato malgrado avessi degli amici al governo. Ugualmente non ho mai desiderato entrare al Collège de France, come mi è stato suggerito da qualche amico. (…) Lo scrittore deve rifiutare di lasciarsi trasformare in un’istituzione, anche se questo avviene nelle forme più onorevoli, come in questo caso. Le mie ragioni obiettive sono le seguenti: la sola lotta possibile sul fronte della cultura, in questo momento, è quella per la coesistenza pacifica di due culture, quella dell’est e quella dell’ovest. Non voglio dire che bisogna abbracciarsi – so bene che il confrontarsi di queste due culture prende necessariamente la forma di un conflitto – ma che la coesistenza deve avvenire tra gli uomini e tra le culture, senza l’intervento delle istituzioni. (…) Le mie simpatie si rivolgono innegabilmente verso il socialismo e a ciò che viene chiamato il blocco dell’est, ma io sono nato e sono stato allevato in una famiglia borghese. Spero tuttavia, sia chiaro, che “vinca il migliore”: cioè il socialismo“.

Ecco perchè a nostro giudizio il Nobel per la Letteratura vinto dalla  scrittrice e giornalista bielorussa Svetlana Alexievich ci sembra, ancora una volta, avere un forte significato politico più che culturale. L’Accademia Reale Svedese ha motivato la scelta dicendo di aver premiato la “sua polifonica scrittura nel raccontare un monumento alla sofferenza e al coraggio dei nostri tempi“. E manco a dirlo in un periodo in cui il dolore e la sofferenza fanno parte della vita di gran parte del nostro mondo viene premiata, guardacaso, proprio una scrittrice che parla delle sofferenze del comunismo e del postcomunismo in Russia. Non ci sembra casuale la scelta di un’opera letteraria antirussa in un periodo in cui si parla del rinnovarsi della Guerra Fredda con i rapporti tra Usa e Russia ai minimi termini. Lavetlana Aleksievich afferma di essere fuggita dalla Bielorussia perchè si considerava perseguitata dal governo di Aleksandr Lukashenko che la accusava di essere un agente della Cia.

In sostanza la Aleksievich ha legato la sua figura a una serrata critica dell’Unione Sovietica nelle sue ultime fasi di dissolvimento, con particolare accento alla guerra in Afghanistan e al disastro di Cernobyl. Insomma per quanto magari la sua penna sarà geniale e la sua narrativa unica, ancora una volta ci sembra che ci siano ben altre motivazioni dietro la scelta del Nobel, e constatiamo con altrettanta amarezza che stranamente il Nobel non viene vinto da chi racconta nefandezze e sofferenze made in Usa o in Occidente. Sarà un caso?

@Gb

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