Obama e il grande "bluff" dell'IsisTribuno del Popolo
mercoledì , 20 settembre 2017
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Obama e il grande “bluff” dell’Isis

Gli Usa lanciano in pompa magna la nuova coalizione anti-Isis ma non coinvolge Siria e Iran, ovvero i due paesi che hanno tutto l’interesse a distruggere il terrorismo dell’Isis in Medio Oriente. Di conseguenza affidandosi a dubbi alleati, la strategia è destinata al fallimento.

Ammettiamo per un attimo che realmente gli Stati Uniti ritengano di vita o di morte la minaccia dello Stato Islamico. Se così fosse non cercherebbero l’aiuto di tutti coloro che sono odiati dall’Isis? Sicuramente sì, del resto persino Churchill accettò l’alleanza dell’odiato comunismo contro la minaccia di Hitler. Al contrario Obama e soci continuano ottusamente a sostenere di voler colpire l’Isis senza coinvolgere la Siria e l’Iran, il che vuol dire sostanzialmente rinunciare a voler colpire l’Isis dal momento che Damasco e Teheran in gradi diversi sono in prima fila da anni nella lotta contro le bande jihadiste che seminano morte e terrore nel Medio Oriente. Così gli Usa lanciano la loro grande coalizione anti-Isis per ridimensionarlo e distruggerlo, peraltro senza inviare sul campo soldati americani. Insomma gli americani bombarderanno dall’alto lasciando il lavoro sporco a qualcun altro, ma a chi? Gli unici che gli Stati Uniti hanno trovato sono i curdi, e nemmeno tutti dal momento che il Pkk per l’Occidente è una organizzazione terroristica anche se combatte da mesi in prima fila contro l’Isis e ha salvato migliaia di civili dalla loro furia sanguinaria. L’Iraq al momento combatte contro l’Isis in casa propria, ma evidentemente le sue forze non bastano dal momento che l’Isis possiede miliardi di dollari e ha fonti di approvvigionamento continue dalla Turchia e dagli altri paesi limitrofi, vedi Qatar. Dunque nessuno sembra disposto a morire sul campo per fermare l’Isis, nessuno a parte i soldati siriani che combattono ormai dal 2012 una feroce guerra per la sopravvivenza in tutto il territorio siriano. Ed è probabilmente grazie alla morte di migliaia e migliaia di soldati siriani che i jihadisti non sono riusciti a imporre la loro follia su tutta la Siria, dovendosi accontentare delle regioni nord-est e della valle di Raqqa. Damasco è riuscita a far questo non certo grazie agli Usa e all’Occidente che dipingevano Assad come il nuovo “Hitler”, ma grazie a Teheran che ha appoggiato con armi e mezzi le milizie sciite in Iraq e l’esercito siriano in Siria. Come mai gli Stati Uniti hanno coinvolto tutti, ma proprio tutti, tranne quelli che realmente sono pronti a sconfiggere lo Stato Islamico sul campo? E’ la stessa domanda che si pone Gwynne Dyer su Internazionale e sarebbe bello girarla a Obama, ma anche a Hollande, Renzi e tutti i camerieri ubbidienti che corrono ad accontentare la volontà della Casa Bianca. Siamo sicuri che lo Stato Islamico per gli Usa sia davvero una minaccia?

Gb

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