Obama e l'ipocrisia degli aiuti all'AfricaTribuno del Popolo
venerdì , 20 gennaio 2017
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Obama e l’ipocrisia degli aiuti all’Africa

Obama e l’ipocrisia degli aiuti all’Africa

Barack Obama dall’Africa ha lanciato il nuovo piano per il continente Nero, “Power Africa”, presentato come un piano di investimenti da 7 miliardi in 5 anni per raddoppiare la rete elettrica dell’Africa sub-sahariana. Ma le promesse del presidente della Casa Bianca non sono credibili..

Mentre Obama incontrava “i dirigenti del futuro” nell’Università di Soweto, dove gli è stato regalato un titolo ad honorem, all’esterno divampava una feroce contestazione contro di lui, il rappresentate degli Stati Uniti. Forse pochi ricordano, dal momento che i media giocano sulla vicinanza tra Mandela e Obama, che in Sudafrica ci sono i comunisti, e non sono un partito residuale e marginale bensì uno dei partiti più importanti, e soprattutto uno dei partiti  che ha aiutato Mandela a fare quello che ha fatto. I media però hanno voluto giocare tutto sul fatto che Obama abbia detto in tempi non sospetti di avere come idolo proprio Nelson Mandela, e poco importa se proprio Nelson Mandela ha dichiarato negli anni scorsi di avere come amici Gheddafi, Fidel Castro e Arafat. Così Obama è arrivato in Sudafrica in pompa magna, accompagnato dagli squilli di trombe dei media, come se fosse un amico gentile e generoso giunto da fuori per aiutare il popolo sudafricano. I sudafricani non sono caduti nel tranello e hanno duramente contestato Obama mentre il presidente americano presentava il suo piano Power Africa, un piano di investimenti da sette miliardi in cinque anni per raddoppiare la rete elettrica nell’Africa sub-sahariana e ridurre i blackout, in un’area dove due terzi della popolazione vive senza elettricità.Power Africa  punta a sfruttare l’enorme potenziale energetico dell’Africa, che include nuove scoperte di vaste riserve di gas e petrolio, sul potenziale sviluppo delle energie pulite geotermiche, eoliche, idriche e solari“, ha detto la Casa Bianca in un comunicato, e i paesi più coinvolti nel piano Usa sono Etiopia, Ghana, Kenya, Liberia, Nigeria e Tanzania, i quali hanno “ambiziosi obiettivi” per la creazione di energia elettrica. Secondo l’Aie, l’Agenzia internazionale per l’energia, l’Africa sub-sahariana avrà bisogno di investimenti per oltre 300 miliardi di dollari per raggiungere entro il 2030 un accesso universale all’energia elettrica. Ovviamente c’è anche un importante risvolto economico: il piano americano coinvolge diversi enti governativi e dovrebbe portare ad almeno 9 miliardi di dollari di investimenti privati, secondo la Casa Bianca. Il progetto quindi è anche in parte una risposta alle critiche della poca attenzione data dall’amministrazione Obama all’Africa, mentre la Cina sta ‘colonizzando’ economicamente il continente, con molti investimenti e accordi con i governi. Peccato che il piano presentato da Obama altro non sia una goccia nell’oceano, una sorta di specchio per le allodole cui i sudafricani non crederanno. Qui in molti ricordano molto bene che negli anni Ottanta, quando il regime razzista sudafricano invadeva l’Angola, fu Cuba a venire in aiuto della popolazione nera di quel Paese, morendo e combattendo contro i razzisti bianchi a Cuito Canavale. Loro, gli americani, erano dall’altra parte.

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