Obama e quell'ossessione per Assad che rafforza il terroreTribuno del Popolo
domenica , 17 dicembre 2017
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Obama e quell’ossessione per Assad che rafforza il terrore

Con l’insorgere dello Stato islamico in molti si interrogano su cosa fare per annientare il terrorismo. Obama come un disco rotto continua a invocare la cacciata di Assad mostrando in questo modo di non aver compreso (o di non volerlo fare) che senza il governo di Damasco sarà quasi impossibile riuscire a strappare le regione al radicalismo islamico. E questo non per motivi ideologici ma per semplice realismo tattico. 

Dopo quattro anni di guerra e oltre duecentomila morti tutto il mondo ha potuto toccare con mano la violenza e l’insensatezza del terrorismo. Per la verità per accorgersene il mondo ha dovuto subire l’attacco di Parigi al #Bataclan, un vergognoso attacco terroristico che se non altro ha reso in modo plastico e diretto l’essenza della guerra portandola nel cuore dell’Europa che evidentemente era abituata da tempo solo a vederla in Tv o a portarla sulle ali dei bombardieri tattici. In Siria non è facile districarsi, non è semplice riuscire a capire la cosa giusta da fare, eppure qualcuno sulla vicenda siriana ha avuto le idee chiare sin dall’inizio, fin troppo chiare. Stiamo parlando degli Stati Uniti che sulla Siria hanno tenuto in modo quasi farsesco sempre la stessa posizione, senza mai recedere di una virgola, anche quando è diventato quasi grottesco continuare a insistere su certi binari. Stiamo parlando dell’ossessione di Washington per Bashar al-Assad, una ossessione più forte dello Stato Islamico e degli abominii che vengono commessi dal Califfo, una ossessione che con il passare degli anni non consente evidentemente più di vedere con chiarezza la situazione, che diventa giocoforza inquinata dalle posizioni di parte. Assad è alleato di Mosca, e questo per una certa parte dei media e della società occidentale diventa sostanzialmente una sorta di atavica colpa; quello che però sfugge è che genere di Siria abbiano in mente i vari Obama, Cameron e Hollande che da anni hanno martellato con la richiesta di dimissioni ad Assad senza però riuscire mai sostanzialmente a spiegare le mosse successive. Si chiede in poche parole ad Assad di dimettersi, ma quale opposizione moderata e laica sarebbe pronta a sostituirlo alla guida della Siria? Ammesso che esistesse l’opposizione laica e moderata è stata spazzata via, o comunque eclissata, dai jihadisti di Al-Nusra e Stato Islamico. Non solo, ormai è un segreto di Pulcinella che la stragrande maggioranza delle armi inviate da Obama e soci al fantomatico Free Syrian Army sono finite tutte nelle mani dei tagliagole del Califfo.

Continuare a pretendere di combattere lo Stato Islamico e nel contempo di non voler aiutare Assad significa praticamente sostenere di voler risolvere il problema senza avere alcuna intenzione di farlo. E non lo diciamo perchè siamo di parte ma semplicemente perchè seguiamo con attenzione la vicenda della Siria da oltre quattro anni, e di conseguenza sappiamo quanto sia difficile il quadro del Medio Oriente. La realtà è che la Casa Bianca è più ossessionata dalla eventuale permanenza di Assad a Damasco piuttosto che dall’espansione dello Stato Islamico. A Washington non sembrano particolarmente turbati che il Daesh goda di finanziamenti privati dai paesi del Golfo e dalla Turchia, sembrano maggiormente turbati che l’intervento russo finisca per mantenere Assad al governo, e questo non certo perchè all’improvviso Obama e soci hanno a cuore la vita dei civili siriani. La sensazione è che la posta in palio non sia nè una guerra di civiltà nè una lotta al terrore bensì una gigantesca manovra geopolitica volta probabilmente a cambiare gli equilibri in Medio Oriente. La sensazione è che a Washington si sia voluto smantellare a tutti i costi quel poco che restava di quel “socialismo arabo” che evidentemente negli anni Sessanta e Settanta aveva davvero spaventato il capitalismo internazionale. L’estremismo sunnita, magari portato a collidere con gli sciiti e le altre minoranza, conduce il mondo arabo verso la direzione opposta, ovvero verso una sorta di anarchia e di guerra confessionale che evidentemente è da favorirsi a paesi panarabisti, laici e di matrice socialista capaci di armonizzare gli interessi confessionali in nome di più alti interessi nazionali, un pò quello che accadeva pur con tutti i difetti in Siria o anche in Libia prima delle Primavere Arabe.

Così il “cacciare Assad” diviene una priorità anche di fronte ai terroristi dell’Isis che mitragliano persone innocenti nei cafès di Parigi, anche se nella realtà i soldati siriani combattono senza sosta contro i terroristi islamici da oltre quattro anni. Del resto lo stesso presidente Assad ha detto, a commento dei fatti di Parigi, che la Francia ha provato quello che la Siria prova quotidianamente da cinque anni. Per molti è sembrato un commento cinico ma basta sfogliare la rassegna stampa degli ultimi anni per leggere un lunghissimo elenco di attentati terroristici a Damasco, con kamikaze e autobombe che hanno ucciso migliaia di innocenti mentre cercavano di continuare con la loro vita di tutti i giorni. Appare quindi evidente che la cacciata di Assad serve soprattutto per altri motivi, forse per accontentare i paesi sunniti, forse per via del gasdotto che il Qatar avrebbe voluto far passare proprio dalla Siria dal 2008 come alternativa ai gasdotti russi e fallito per il rifiuto di Damasco, o forse semplicemente per togliere un alleato sul Mediterraneo a Iran e Russia. Così, incredibilmente, gli Stati Uniti al posto che invocare la guerra all’Isis e partecipare alla vera guerra all’Isis (quella che fa la Russia ad esempio), continuano a invocare la cacciata di Assad. Peccato che gli stessi analisti geopolitici ricordano che senza delle truppe di terra sarà impossibile sconfiggere il Califfo. E quali saranno queste forze di terra che dovranno combattere il Califfo? Difficile che alla Casa Bianca non sappiano che quelli che combattono l’Isis sono i soldati siriani, Hezbollah, e i curdi del Pkk, ovvero soldati di tre entità che gli Usa vorrebbero annichilire e annientare. Almeno a noi appare chiaro che gli Usa stiano giocando a una guerra di logoramento, ovvero sperano che l’Isis indebolisca l’esercito siriano, il Pkk ed Hezbollah, eppure il mondo dovrebbe finalmente comprendere come a Washington l’Isis non venga affatto considerato il male assoluto, bensì un utile alleato, esattamente come i talebani di Bin Laden in Afghanistan contro i sovietici, oppure i radicali islamici in Ex Jugoslavia contro la Serbia, etc.

Dc

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