Obama, il viaggio in Medioriente e la lettera della mamma di Samer Issawi | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
venerdì , 31 marzo 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:

Obama, il viaggio in Medioriente e la lettera della mamma di Samer Issawi

Ieri, mercoledì 20 marzo, Barak Obama è arrivato a Tel Aviv dove ha incontrato i massimi vertici dello stato di Israele: primi fra tutti Netanyahu e Peres. Una visita che con troppa generosità alcuni hanno definito storica (forse in ricordo di quella del 2009 al Cairo), ma che nella realtà risponde molto più modestamente innanzitutto al compito di risollevare l’immagine di un Netanyahu pesantemente ridimensionato dalle recenti elezioni politiche.

Obama

In questi giorni Obama discuterà con i leaders israeliani principalmente di Iran, nella speranza di impostare una linea il più possibile simile fra i due Paesi, mettendo fine ai disaccordi di questi ultimi mesi. Infatti Israele da tempo scalpita impaziente per arrivare ad un attacco armato contro Teheran e i suoi centri di ricerca nucleare, mentre l’amministrazione Usa mostra prudenza preferendo il binomio sanzioni-pressioni, almeno finché non si avranno apprezzabili schiarite sul fronte afghano e su quello siriano.

Di Iran Obama discuterà anche con il re di Giordania, nell’ultimo giorno della sua permanenza in Medio Oriente. Con il monarca ashemita al centro degli incontri saranno la crisi siriana con i relativi profughi, circa mezzo milione in territorio giordano, e le aperture democratiche necessarie per evitare che il vento delle proteste possa sommergere anche Amman, più di quanto sia accaduto fino ad oggi. Gli Usa temono infatti che la monarchia giordana possa essere messa in difficoltà, e considerano questa ipotesi estremamente negativa per gli interessi statunitensi nell’area. Ancora una volta si conferma così che3 democrazia e autoritarismi sono piegati a ben altri interessi.

Infine Obama tenterà anche di capire se ci sono spazi per rilanciare un dialogo fra Israele e Abu Mazen. Il Presidente statunitense è oggi a Ramallah per incontrare la leadership palestinese, ma difficilmente ci saranno passi in avanti vista la chiusura totale del governo di Tel Aviv su colonie e apertura dei check point. Su uesti temi le distanze fra Obama e Netanyahu restano formalmente ampie, perché il presidente Usa avrebbe preferito sentire parole – anche solo parole – di possibile apertura alle richieste palestinesi. Una necessità per fare breccia nel cuore di molti arabi.

Invece da parte sua il Presidente palestinese non mancherà di premere su Obama affinché si faccia garante per una veloce nascita di uno stato di Palestina, così come auspicato dal voto delle Nazioni Unite a novembre. La dirigenza palestinese deve riuscire infatti a portare qualcosa di concreto a casa, altrimenti la popolarità fra la popolazione rischia un ulteriore crollo a favore di quanti si stanno opponendo concretamente all’occupazione: sia con lo sciopero della fame portato avanti da molti prigionieri politici, sia con la costruzione di villaggi palestinesi all’interno della Cisgiordania. L’amministrazione Obama ha così la responsabilità di tenere viva e accesa la fiammella del dialogo non delegittimando ulteriormente Abu Mazen e company, tanto più oggi che le voci di incontri segreti e di trattative indirette con Hamas (grazie ai buoni auspici dell’Egitto di Morsi) si fanno sempre più concrete, specie dopo la tregua seguita ai recenti bombardamenti.

 

Da parte mia mi permetto di avanzare il dubbio, che però è quasi una certezza, che a restare fuori dalle discussioni sarà proprio il tema dei prigionieri politici e del loro digiuno che per alcuni si protrae da molte settimane mettendo a rischio la loro stessa vita. Voglio ricordare che su questo tema in Italia è impegnato il nostro compagno Bassam Saleh, che presiede l’associazione “amici dei prigionieri politici”. Bassam qualche mese fa in occasione del ritiro del Premio Marenostrum dedicato proprio ai prigionieri politici palestinesi sottolineava come <i prigionieri palestinesi nella carceri israeliane abbiano il diritto di vivere una vita dignitosa. Tutti loro hanno il diritto di opporsi all’occupazione e di lottare per il diritto alla vita ed alla libertà. Ricordiamo che sono più di 4.500 palestinesi nella carceri israeliane, compresi 225 minorenni al di sotto dei 18 anni. Ricordo a tutti che per gli israeliani si viene giudicati maggiorenni dopo 14 anni, e questi vengono messi in celle anche con i delinquenti israeliani comuni. Tra di loro ci sono ancora anche 6 donne. Dal 1967, anno della guerra dei Sei giorni, il numero dei palestinesi che sono passati dalle carceri israeliane sono ben 750.000. Potete immaginare che non vi è una casa palestinese che non ha almeno una persona che è passata dalla carceri israeliane. E ci sono altri prigionieri, come Marwan Barghuti, che stanno nella carceri solo perché accusati di aver lottato contro l’occupazione”.

Per questa ragione qui di seguito desidero farvi conoscere il testo della lettera che la madre di Samer Issawi, uno di questi prigionieri oramai in fin di vita, proprio ieri ha scritto e inviato a Barak Obama:

Sono la signora Laila Tareq Issawi, la madre di Samer Issawi che è in sciopero della fame nelle carceri dell’occupazione israeliana da 241 giorni, un nuovo evento della storia umana vi chiama, come il più importante alleato di Israele e come il Presidente del paese più potente del mondo, per chiedervi di intervenire immediatamente per salvare la vita di mio figlio che, mentre scrivo queste parole, è sotto minaccia, e per non avere le vostre mani sporche di sangue dopo che Natanyahu ha macchiato le sue col sangue di Samer.

Samer è stato rilasciato come parte dell’accordo di scambio tra prigionieri fatta sotto gli auspici del governo egiziano e la tua benedizione, il governo di Natanyahu lo ha arrestato nuovamente il 07/07/2012 con l’accusa di essere in territorio palestinese, per questo è stato condannato dai tribunali israeliani a 8 mesi, che ha già scontato.

Invece di rilasciare Samer, Israele ha aperto un file segreto per tenerlo ancora in prigione e non rispettare gli accordi di scambio dei prigionieri e gli impegni assunti.

Io sono una madre Palestinese, come migliaia di altre madri palestinesi che soffrono nel dolore.

Io sono la madre di Fadi, che fu assassinato da Israele nel 1994 nella primavera della sua vita,

sono la madre di Midhat che è anche lui nelle carceri israeliane,

sono la madre di Ra’fat al quale Israele ha demolito la sua casa e lasciato la famiglia senza fissa dimora,

sono la madre di Shireen, Firas e Shadi che non hanno potuto evitare ripetutamente carcere e tortura.

Siamo una famiglia che Israele priva di acqua e che ci avrebbe privato anche di cibo e medicine se solo potesse.

Voi, che arrivate da terra di pace, dopo essere stato incoronato con un premio Nobel per la pace e che attraverso i lunghi quattro anni di Presidenza non siete riuscito a realizzare un progetto di pace o indignarvi, questa è la vostra occasione per salvare Samer dai denti di questa brutale occupazione, in modo da non chiedersi con altri milioni di persone in tutto il mondo: perché sei venuto da noi?

Vi prego di accettare il mio saluto,

Laila Tareq Issawi

Gerusalemme, 20 marzo 2013

(Fonte: Shireen Issawi, figlia di Laila Tareq Issawi
traduzione: Invictapalestina)

Maurizio Musolino, responsabile Esteri del Pdci

VAI SULLA PAGINA FB DEL TRIBUNO

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top