Obama in Africa. Una visita fallitaTribuno del Popolo
sabato , 25 marzo 2017
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Obama in Africa. Una visita fallita

La crescente concorrenza economica in Africa tra gli Stati Uniti e la Cina è stata al centro della recente visita di Barack Obama in tre paesi del continente. Il viaggio è stato segnato anche dall’esplodere dello scandalo spionistico denunciato dall’ex agente della CIA Edward Snowden e da manifestazioni antimperialiste.

Fonte: Marx21

Il presidente nordamericano è stato nel Senegal, in Sudafrica e in Tanzania. Ha avuto incontri con i suoi omologhi Macky Sall, Jacob Zuma e Jakaya Kikwete, ha illustrato le meraviglie della democrazia occidentale, ha parlato a studenti universitari, si è recato nell’isola di Goreia – un antico magazzino di schiavi vicino a Dakar – e ha visitato la prigione di Robben Island dove Nelson Mandela ha passato 18 dei 27 anni di prigione in cui è stato incarcerato dall’apartheid.

Prima del viaggio, alla fine di giugno, il “Washington Post” aveva rivelato che la visita di Obama sarebbe costata ai contribuenti nordamericani circa 100 milioni di dollari. Comprese le spese per le centinaia di agenti dei servizi segreti, i caccia della scorta di Air Force One, una nave da guerra equipaggiata con un ospedale e aerei da carico per trasportare 56 veicoli, tra cui 14 limousine di lusso.

Dopo il Senegal, “una delle più stabili democrazie in Africa” – che ospita una base militare francese -, il Sudafrica è stata la seconda tappa della visita.Obama è stato ricevuto in Sudafrica da proteste popolari e, al contrario di quanto avevano previsto i propagandisti della Casa Bianca, non è riuscito a incontrare Mandela, ricoverato in stato critico in un ospedale di Pretoria. E’ mancata la mediatica “fotografia per la Storia” del primo presidente afro-americano a fianco dl primo presidente sudafricano eletto democraticamente.

Tra i ripetuti elogi a Mandela, Obama ha promesso il “Power Africa”, un programma di settemila milioni di dollari, in cinque anni, per l’elettrificazione di sei paesi: Ghana, Liberia, Nigeria, Etiopia, Kenya e Tanzania. Una offerta fatta “con tutta la nota generosità dei dirigenti nordamericani verso il resto del mondo”, come ha scritto la giornalista Christine Abdelkrim-Delanne in “Afrique Asie”. Offerta che, tra l’altro, potrà contare sul “contributo” di multinazionali come General Electric e Symbion Power…

NObama Campaign

L’edizione online della rivista riferisce che, alla vigilia dell’arrivo di Obama in Sudafrica, la Società per la Difesa della Costituzione ha depositato nel tribunale di Pretoria una richiesta di accusa nei confronti del presidente nordamericano per crimini di guerra e contro l’Umanità per la morte e la mutilazione di 3.000 persone, tra cui 176 bambini, a causa dell’utilizzo illegale di droni.

Inoltre, un movimento chiamato Nobama Campaign ha raccolto l’adesione di associazioni e organizzazioni dell’intero spettro politico e sociale sudafricano e ha promosso manifestazioni popolari durante le visite del presidente nordamericano a Pretoria, Soweto e Città del Capo.

Tra le entità sostenitrici figurano il Partito Comunista, la centrale sindacale Cosatu – due alleati dell’ANC nel governo -, diversi sindacati, la Federazione Sindacale Mondiale, la Società degli Amici di Cuba, il Congresso degli Studenti e l’Associazione degli Studenti Musulmani.

I manifestanti hanno dichiarato che la visita di Obama non era benvenuta e che l’amicizia tra Sudafrica e USA deve risiedere nella giustizia, nella libertà e nell’uguaglianza, valori sempre violati dall’imperialismo nordamericano. Hanno denunciato la politica internazionale statunitense che fomenta la “mercantilizzazione della guerra, il super-sfruttamento neocoloniale, il razzismo e la distruzione ambientale”. E hanno affermato che gli USA, sotto la presidenza di Obama, “hanno intensificato gli attacchi contro i diritti umani, la militarizzazione delle relazioni internazionali e lo sfruttamento continuo e senza controllo delle risorse mondiali a scapito dei popoli oppressi”.

Ancora più chiaro è stato il dirigente della Lega dei Giovani Comunisti, Buti Manamela, parlando nella manifestazione di fronte all’ambasciata degli USA a Pretoria. Per lui, “Obama sta qui non per l’Africa ma per gli interessi dell’imperialismo americano, specialmente per la continuazione dello sfruttamento delle nostre risorse naturali”.

A Dar-es-Salam, Obama ha assicurato che vede l’Africa come “una grande storia di successo mondiale” e che gli USA vogliono essere collaboratori di questo successo. E si è appellato a un nuovo modello di partnership “che non sia destinato unicamente all’aiuto e all’assistenza, ma si estenda al commercio e alla cooperazione”.

Tutto quel programma, afferma Christine Abdelkrim-Delanne, che la Cina ha già messo in pratica in Africa da molto tempo.

di Carlos Lopes Pereira | da www.avante.pt

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