Obama, le "Soft War" e la subalternità culturale della sinistraTribuno del Popolo
lunedì , 24 luglio 2017
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Obama, le “Soft War” e la subalternità culturale della sinistra

Barack Obama ha  parlato a West Point affermando la sua dottrina in politica estera. Gli Usa secondo lui non saranno isolazionisti e rilanceranno la guerra al terrore portando avanti politiche di “Soft War” come in Ucraina e in Siria. Un discorso che conferma la totale subalternità culturale di una certa sinistra al pensiero forte a Stelle e Strisce.

I tempi sono cambiati da quando, più di dieci anni fa, George Bush Jr. raccontava le frottole della guerra al terrore creando le premesse per le guerre che avrebbero portato a riempire di bombe l’Afghanistan e l’Iraq. Allora si era utilizzata la tattica della “lotta al terrore” con il mondo intellettuale che cercava in qualche modo di giustificare la guerra al terrore. All’epoca però in Occidente si era sviluppato da sinistra un movimento importante di mobilitazione contro le guerre, un movimento sfilacciatosi lentamente e completamente morto e sepolto con l’elezione alla presidenza del democratico Barack Obama, letteralmente l’uomo della provvidenza per molti al punto da diventare il punto di riferimento per gran parte della cosiddetta “sinistra” intellettuale e post-ideologica che alberga in Europa e in Italia. Stiamo parlando di coloro che esultarono alla sua elezione al posto di Bush, credendo che finalmente i tempi delle bombe e delle guerre sarebbero finiti. Una “ubriacatura democratica” che ha fatto percepire gli Stati Uniti come i “buoni” che combattono una guerra globale contro i dittatori e il terrore. Una certa sinistra, appunto quella de-ideologizzata e “democratica”, quella dei diritti umani davanti a tutto, ha accettato l’ubriacatura obamiana identificando le proprie aspirazioni con quelle, presunte democratiche, degli Stati Uniti. Ne volete un esempio? Contro la guerra in Iraq scesero in piazza oltre un milione di persone con le bandiere della pace, oggi si è bombardato la Libia in modo spietato ma nessuno è sceso in piazza a contestare le politiche belliciste dell’Occidente. Il motivo? in meno di dieci anni è avvenuta una mutazione genetica della presunta sinistra europea che è diventata completamente subalterna al pensiero americano, al punto da rinnegare completamente qualsiasi elemento della tradizione novecentesca. Ma con Obama gli Stati Uniti non sono affatto diventati più buoni, al contrario non hanno alcuna intenzione di rifugiarsi nell’isolazionismo e vogliono continuare apertamente a fare i propri interessi ovunque lo ritengano utile e necessario. Chi si oppone va eliminato in un modo o nell’altro, ma se non altro la Casa Bianca ha capito che le Soft War, in questo senso, servono molto di più delle guerre combattute direttamente con tanto di invasione, bombardamenti etc. Ora gli Stati Uniti “democratici”  rimuovono i governi sgraditi in modo Soft appunto, ma non meno aggressivo. Lo ha ammesso lo stesso Obama con un discorso tenuto a West Point, consolidando così la leadership che gli americani vorrebbero mondiale, degli Stati Uniti. Obama ha spiegato che la Casa Bianca sta cercando una strada mediana  fra il disimpegno e la guerra , e che questo è un segno di forza e non di debolezza. E questo è un punto centrale, è l’ammissione del cambio di strategia degli Usa che ora non bombardano più direttamente un Paese ma portano avanti una destabilizzazione totale che va dalla cultura alla disinformazione fino alla guerra indiretta. Rivolgendosi ai nuovi ufficiali del Paese, Obama ha risposto ai suoi critici da destra che lo accusano di aver indebolito l’immagine internazionale degli Stati Uniti per non aver utilizzato la violenza direttamente in Siria e in Ucraina. Obama ha voluto rassicurare che gli Stati Uniti stanno eccome facendo il loro, e ormai la Casa Bianca non cerca nemmeno più di ammantare la verità di orpelli, non ne ha più bisogno visto il “tradimento dei chierici” europei, oggi allineati in prima fila alla politica di potenza a stelle e strisce. “L’America  è stata raramente più forte di oggi rispetto al resto del mondo. Chi parla di declino non interpreta bene la storia, oppure fa politica partitica. Gli Stati Uniti sono e resteranno la nazione indispensabile. Ciò è stato vero per il secolo scorso, e lo sarà per il prossimo“, ha detto Obama con parole che ci suonano come una condanna. Il presidente Usa però è stato anche più chiaro: “E’ assolutamente vero che l’isolazionismo americano nel Ventunesimo secolo non è un’opzione, ma non ogni problema ha una soluzione militare. L’America deve sempre guidare sul palcoscenico mondiale, altrimenti nessuno lo farà. Le forze armate però non possono essere l’unica componente della nostra leadership in ogni occasione. Siccome abbiamo il miglior martello, ciò non vuol dire che ogni problema è un chiodo“. Questo vuol dire che gli Stati Uniti stanno utilizzando altri strumenti per ottenere quello che in passato avrebbero ottenuto con guerre vere e proprie, ma questo non implica che  i metodi utilizzati siano corretti e pacifici, tutt’altro. Ormai gli Stati Uniti sono capaci di mobilitare l’opinione pubblica da una parte all’altra del globo aizzando schiere di intellettuali impegnati pronti a giustificare ovunque gli interessi dell’Occidente e a chiudere gli occhi quando la realtà li contraddice, vedi in Siria dove i combattenti per la “democrazia” sono diventati militanti islamici di Al Qaeda responsabili di immani atrocità, o come in Ucraina dove sempre sulla base di appoggiare la “democrazia” contro il dittatore di turno, è stato appoggiato un vero e proprio Golpe gestito da forze neofasciste e di estrema destra. E’ stato il caso della Libia, dell’Egitto, ed è oggi il caso del Venezuela, tutti paesi che gli Usa non hanno attaccato direttamente ma con le loro nuove Soft Wars, guerre democratiche che ormai hanno l’appoggio altrettanto democratico di tutto lo spettro politico con l’esclusione dei soliti comunisti e della nuova destra alla Le Pen che sta provando a smarcarsi dalla subalternità atlantica ma solo per motivi tattici ed elettorali dal momento che culturalmente l’estrema destra è perfettamente d’accordo al “Clash of civilizations“. Sulla base di queste premesse ben si capiscono i quattro cardini della dottrina Usa spiegati da Obama. Primo: gli Stati Uniti useranno sempre la forza, anche unilaterale, se minacciati direttamente; Secondo: Rilancio della solita guerra al terrore (ma che fine ha fatto il corpo di Bin Laden?), e Terzo: il rafforzamento dell’ordine globale attraverso le organizzazioni multilaterali e il rispetto delle leggi. “Io credo nell’eccezionalismo americano, ma basato sulla nostra volontà di affermare le norme internazionali“, ha ribadito Obama, chiarendo una volta per tutte che i padroni del mondo sono loro, e intendono rimanerlo a qualsiasi costo. E quanto il progetto sia ormai avanzato lo si vede anche solo osservando come i nostri media hanno presentato le vicende in Siria e in Ucraina, una propaganda continua e martellante che non lascia spazio a visioni che contraddicano quella dominante della “democrazia” a Stelle e Strisce. Questo è il frutto della subalternità culturale della cosiddetta sinistra post-ideologica, questo è anche il punto da tenere a mente se si vuole rilanciare una Sinistra moderna, ovvero finalmente rilanciare una sfida culturale all’imperialismo americano. Una sfida però che nessuno sembra voler raccogliere da sinistra, lasciando questi temi all’estrema destra, che culturalmente, senza saperlo, si trova però dalla stessa parte dell’imperialismo Usa. 

photo credit: <a href=”http://www.flickr.com/photos/barackobamadotcom/3932032838/”>Barack Obama</a> via <a href=”http://photopin.com”>photopin</a> <a href=”http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/”>cc</a>

DC

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