Obama scopre la "scala mobile", ma non era un cavallo di battaglia della sinistra?Tribuno del Popolo
martedì , 30 maggio 2017
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Obama scopre la “scala mobile” e aumenta il salario minimo

Una proposta storica della sinistra, quella della cosiddetta “scala mobile” tolta in Italia negli anni Ottanta e additata come misura inefficace e bolscevica, viene ora invocata dal presidente degli Stati Uniti Obama, che ha anche annunciato l’aumento dello stipendio minimo. E per molti di colpo diventa una proposta rivoluzionaria..

Avete presente la scala mobile? Stiamo parlando del meccanismo di indicizzazione dei salari che permette di agganciare gli stipendi all’inflazione. Una misura che a noi ovviamente piace, una misura che potremmo definire keynesiana non certo comunista o socialista, una proposta di buon senso dal momento che sarebbero moltissimi i lavoratori a trarne beneficio dopo essere stati spolpati letteralmente per anni dalla crisi economica. In Italia però è passato il concetto che la “scala mobile” non funziona, forse perchè richiama idee di sinistra che nel nostro Paese sono state pervicacemente e capillarmente soffocati negli ultimi vent’anni. Se lo dice Obama però, tutto cambia, e in molti si accorgono di quanto potrebbe essere utile una misura di questo tipo. Ma andiamo con ordine, Obama ha deciso di alzare il salario minimo americano da 7,5 dollari a poco più di 10, anche questa una notizia positiva, e ha reso noto di voler creare un meccanismo di indicizzazione dei salari, una scala mobile appunto. Ovviamente tutti i conservatori americani sono saltati sulla sedia accusando Obama di essere il nuovo Stalin. Anche i sinistri di casa nostra hanno esultato in modo affrettato di fronte all’intendimento di Obama, mostrando ancora una volta una scarsa capacità di analisi. Obama non è di certo diventato socialista, sta semplicemente applicando una soluzione già praticata molte altre volte per soccorrere un’economia come quella americana inchiodata dalla deflazione. Del resto questa indicizzazione non verrà accompagnata da nessun investimento pubblico in settori capaci di creare occupazione di massa.

Per capire senza pregiudizi quanto sta succedendo in Stati Uniti e cosa vuole fare Obama basterebbe  dare un’occhiata a un articolo di Stephen Roach su “Il Sole 24 Ore”. Innanzitutto si scoprirebbe che l’economia americana non è affatto ripartita come ci viene decantato dai media. L’economia americana è cresciuta, è vero, (+4% su base annua), ma ciò è potuto accadere solo grazie a una produzione destinata a “ricostruire le scorte di magazzino”. Come spiegato da Roach infatti hanno contribuito per il 38% all’innalzamento del Pil, pari insomma a quasi due terzi di quel 4% di aumento. Dai consumi, invece, poco o nulla: appena l’1,6%. Dal momento che il Pil americano dipende al 69% dai consumi, questo rappresenta un vero problema, anche perchè Roach ha ricordato come gli americani potessero permettersi alti consumi prima del 2007 grazie all’aumento costante dei prezzi degli immobili, dato questo che permetteva ai lavoratori americani di impegnare la propria abitazione per avere reddito a disposizione. Grazie a questo modello si permetteva l’espansione dei consumi anche in presenza di una economia reale asfittica e stagnante, motivo per cui un lavoratore non aveva interesse a chiedere aumenti salariali dal momento che poteva tranquillamente impegnare casa propria per le spese correnti. 

Con la grande crisi però il gioco si è inceppato e i consumi sono crollati vertiginosamente. Senza consumare insomma, altro che ripresa! Da qui la scelta di Obama di provare a dare respiro ai lavoratori, ma questo non per una folgorazione bolscevica e socialista ma per garantire la sopravvivenza stessa del sistema dal momento che tale misura non verrà accompagnata da nessun cambiamento sistemico. Quindi quanti vedono in Obama il nuovo Roosvelt hanno preso un abbaglio, Viceversa i cantori dell’austerity dovrebbero strabuzzarsi gli occhi e capire che i loro tagli indiscriminati non servono assolutamente a nulla se non a impoverire in modo devastante settori della popolazione europea che in questo modo non potranno più consumare, aggravando la crisi.

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