Obama stoppa l'attacco, esulta la SiriaTribuno del Popolo
venerdì , 26 maggio 2017
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Obama stoppa l’attacco, esulta la Siria

Barack Obama ieri è intervenuto sulla Siria rimandando l’azione militare americana alla consultazione del Congresso entro il 15 settembre. Scongiurato, almeno per ora, l’attacco. Esulta Damasco.

Almeno per il momento tacciono le armi americane, ma non certo perchè Obama è stato folgorato “sulla via di Damasco“. Essendosi trovato solo nel voler portare avanti un attacco considerato dall’opinione pubblica internazionale come sempre più insensato e gravido di conseguenze, Barack Obama ha voluto rinviare la decisione di invadere la Siria alla consultazione del Congresso americano che dovrà avvenire entro il 15 settembre. Obama si sarebbe sentito sollevato nell’aver rinviato la guerra in Siria, scaricando la patata bollente al Congresso, un atto che poteva anche non fare dal momento che il presidente americano è tenuto sulla carta solo a informare il Congresso di una eventuale guerra. E ora i “falchi” antisiriani già temono una “cameronizzazione” di Obama, ovvero un voto contrario del Congresso che potrebbe stoppare l’intervento in Siria, la stessa decisione presa dal Congresso britannico. In Francia Hollande era già pronto a intervenire ma il ministro dell’Interno francese ha annunciato che Parigi aspetterà la decisione americana prima di attaccare. In molti suggeriscono che Obama si sia fermato perchè evidentemente non disporrebbe delle prove necessarie ad accusare Bashar al-Assad di essere stato al cento per cento il massacratore di Ghouta del 21 agosto. Manca la “pistola fumante”, e soprattutto manca il movente che avrebbe spinto Assad a compiere un atto così scellerato e inutile ai fini strategici.  Comprensibilmente invece la Siria ha esultato alla notizia del rinvio dell’attacco, e il vice premier siriano Qadri Jamil ha commentato che “è stata la determinazione della Siria a sventare l’aggressione“. Jamil ha anche preso in giro l’avversario americano: “l’atteggiamento dell’amministrazione Usa su un possibile attacco in Siria è diventato ormai oggetto di sarcasmo da parte di tutti“. Jamil ha però ammonito che la Siria rimarrà “con il dito sul grilletto“, sottolineando che la Siria continua ad avere “grande fiducia nei suoi alleati” e che la risposta ad un attacco potrebbe colpire ovunque. Sulla stessa lunghezza d’onda anche l’ambasciatore siriano all’Onu, Bashar al Jafari: “Obama si è arrampicato fino alla cima dell’albero e adesso non sa come scenderne“. In un’intervista con la Tv di Stato da New York, Jafari ha detto che Obama, “ha fatto bene a rivolgersi al Congresso“. E’ così, ha aggiunto l’ambasciatore, che il premier britannico David Cameron “è sceso dall’albero“. Ha festeggiato anche la stampa siriana con il giornale governativo Al-Thawra che ha pubblicato un editoriale nel quale si spiega che la decisione di Obama di cercare l’approvazione del Congresso prima di un intervento contro la Siria segna “l’inizio della storica ritirata americana“. Nell’editoriale, in prima pagina, si legge che la riluttanza di Obama a condurre attacchi contro la Siria deriva dalla sua “sensazione di sconfitta implicita e dalla scomparsa dei suoi alleati“. Il quotidiano scrive anche che le preoccupazioni del presidente degli Stati Uniti che un intervento limitato diventi “una guerra aperta lo hanno spinto a chiedere il consenso del Congresso“. Dal punto di vista dell’Onu si aspetta ancora il rapporto degli ispettori delle Nazioni Unite che hanno concluso ieri la loro missione. Gli ispettori hanno fatto sapere che ci vorranno almeno tre settimane prima di compilare il rapporto, fino ad allora sarà difficile per chiunque organizzare l’attacco alla Siria. Il 9 settembre Obama proverà a non fare la fine di Cameron e a ricevere l’ok per bombardare la Siria, ma l’assenso del Congresso non è più scontato.

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