Obama,il Nobel per la pace per la guerra a tutti i costiTribuno del Popolo
martedì , 28 marzo 2017
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Obama,il Nobel per la pace per la guerra a tutti i costi

Il Mediterraneo ormai è una polveriera e tutti trattengono il fiato in attesa di sapere se il Congresso Usa il 9 settembre voterà “sì” alla guerra voluta da Obama a tutti i costi. MA gli Stati Uniti non sono mai stati così isolati. 

Il G20 di San Pietroburgo si è concluso, ma gli Stati Uniti non possono sorridere. Obama e soci speravano forse di ottenere un largo consenso alla guerra ad Assad, responsabile dell’ormai fantomatico attacco chimico contro i suburbi di Damasco. Niente, Obama non ne vuole sapere, continua a ripetere che i responsabili dell’attacco non possono che essere i lealisti di Assad, e semplicemente ignora o non commenta i resoconti risalenti alla scorsa primavera che mostrano i ribelli usarle quelle maledette arme chimiche. Così come Obama, lo riteniamo troppo intelligente per pensare che sia in buonafede, continua a non dire assolutamente nulla del massacro di cristiani, civili, e di chiunque venga considerato “infedele” dalle bande jihadiste fomentate ormai tre anni fa per distruggere lo Stato siriano. Di fronte a uno scenario di questo tipo non sorprende che in molti abbiano voltato le spalle alla follia bellicista americana, con solo Stati Uniti, Turchia, Canada, Arabia Saudita e Francia che si sono schierate in prima fila per l’intervento militare. Al contrario, Russia, Cina, India e Indonesia, Argentina, Brasile e Sudafrica si sono schierate per un fermo “no” alla guerra. Ci sono poi i Paesi, come l’Italia, che non interverranno senza un mandato Onu, e altri ancora, come la Germania, che hanno voltato clamorosamente le spalle a Obama, lasciandolo solo di fronte al mondo e al giudizio della storia. 

In una dichiarazione diffusa al termine del vertice undici Paesi, Stati Uniti, Australia, Canada, Francia, Regno Unito, Italia, Giappone, Corea del Sud, Arabia Saudita, Turchia, più la Spagna invitato permanente al G20, hanno comunque condannato “l’attacco con armi chimiche avvenuto a Damasco il 21 agosto e di cui il regime di Assad viene ritenuto responsabile“. Questo dimostra le enormi pressioni operate dalla Casa Bianca, che evidentemente inizia a intuire il rischio di un isolamento. Obama però si mostra tronfio e sempre più convinto dell’attacco militare, e a nulla sembra farlo recedere la possibilità di scatenare un vero e proprio conflitto globale. A nulla sono serviti anche gli appelli di pace del Papa e le parole del segretario Onu Ban Ki-moon che ha avvertito che un’azione militare in Siria potrebbe causare
serie e tragiche conseguenze” e portare “a ulteriori violenze settarie“. Poi però è arrivata anche la frenata di Hollande, che ha deciso di valutare in primis anche l’opzione Onu, aspettando il rapporto degli ispettori. E se il Congresso dovesse dire “no” alla guerra, Obama potrebbe anche fare da solo. Alla faccia del Nobel per la pace…

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