Oltre i "Forconi". Parlare con l'Italia che soffre e non ce la faTribuno del Popolo
martedì , 17 gennaio 2017
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Oltre i “Forconi”. Parlare con l’Italia che soffre e non ce la fa

Oltre i “Forconi”. Parlare con l’Italia che soffre e non ce la fa

Dopo giorni di guerriglia, proteste, blocchi stradali, tensione e confusione, si può cominciare ad analizzare la situazione con maggiore freddezza. Dietro la protesta dei “forconi” c’è anche un’Italia che soffre, e che chiede partecipazione politica.

Sono successe molte cose negli ultimi giorni, a cominciare dai blocchi confusi del traffico da parte dei forconi, fino alle dichiarazioni incendiarie di Grillo e Berlusconi che hanno dimostrato in modo dissennato di voler cavalcare i tumulti della piazza. Noi a caldo abbiamo assunto una posizione assolutamente critica nei confronti dei Forconi, non tanto per partito preso ma perchè era impossibile rimanere indifferenti di fronte alle squadracce che hanno intimidito i negozianti nel torinese e alla presenza dei soliti neofascisti dietro le quinte. Detto questo però, è pur vero che il disagio che abbiamo visto nelle strade della città è figlio degli errori della politica, e figlio anche del cedimento della sinistra che ha smesso di “sporcarsi le mani” nelle strade, diventando sempre più lontana dai luoghi della sofferenza. In molti, in troppi, cercano di soffiare benzina sul fuoco della protesta dei Forconi, un movimento eterogeneo che ha al suo interno disoccupati, Neet, ma anche neofascisti, precari, autotrasportatori, cittadini arrabbiati e chi più ne ha più ne metta. E’ una rivolta figlia del messaggio tipico del grillismo, con Beppe Grillo che, a nostro dire, è il primo responsabile del clima da guerra civile larvata che si vive nel Paese. Il motivo? Semplice, con la sua conflittualità indotta italiani contro politici si semplifica in modo inaccettabile il quadro, cercando quelle soluzioni facili e sbrigative di cui si nutre la cultura parafascista. Sembra insomma l’ennesimo tumulto atto a far alzare la tensione per impedire ai cittadini realmente di discutere e organizzarsi sulla situazione, in questo senso comprendiamo quei compagni che hanno detto in qualche misura di voler parlare con la parte “sana” di questo movimento, che sicuramente esiste e non va lasciata da sola. Difficile riuscire a spiegare a questi manifestanti che una rivolta senza precisi obiettivi e senza organizzazione può avere solo un effetto reazionario, con il risultato di un governo forte e una distruzione dei già pochi diritti; difficile ma effettivamente non impossibile. E forse quando questi ragazzi si accorgeranno che i neofascisti e gli interessi corporativi non potranno risolvere i loro problemi, sarà possibile innervare un dibattito fecondo e utile per la creazione di una “rinnovata coscienza di classe”. E parlare anche con coloro che nel corso delle proteste dei forconi si sono sentiti alla mercè delle squadracce, dimenticati dalle forze dell’ordine, parlarci per far capire che la guerra tra poveri conviene solamente a chi tira le fila, e non certo ai cittadini.

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