Oltre il confine dell'addioTribuno del Popolo
venerdì , 26 maggio 2017
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Oltre il confine dell’addio

Oltre il confine dell’addio

I capelli neri e cortissimi incorniciavano un viso smunto, le lebbra esangui e sottilissime, il  naso piccolo e all’insù e quelle sue lentiggini disseminate a caso come una volta di stelle comprensiva delle sue nane brune.

Oltre il pianoro si profilava un paesaggio vacuo ed indistinto contenente una macchia livida rassomigliante al sole. Ma non scalava, era raggelato il sole ed analogamente le espressioni del suo volto simbiotiche ad una natura spenta e grondante inerzia.

Marzia era una ragazza come tante, una di quelle che allo sballo dell’alcol e del fumo preferiva ponderare e riflettere, sparpagliare e speculare il suo Tempus Vitae ad arrovellarsi e a questionare tra sé.

Col volto rivolto al panorama e lo sguardo accigliato si chiese: “Perché se n’è andato? Mi ha lasciata in preda alla sua assenza. Senza proferire, né spiegazione anche fallace che conceda posa e requie al mio tormento, s’è nascosto e non so dove si sia barricato.

C’è un Amore sottilissimo che mi lega alla sua esistenza, è un Amore che non s’ esprime verbalmente, neppure gestualmente, è un Amore che è lì sul baratro disteso a pelle di leone, come un sentiero che seppur vacillante e incerto mi permetteva di transitare oltre l’abisso. Ma ora si è sfaldato, frammentato in mille pezzetti aleggianti che mi ostruiscono le coane e le narici nell’istante in cui inspiro, lo fiuto impalpabilmente conscia che non sia lì per me, è esclusivamente perché il desiderio di rivederlo rinvigorisce il filo fittizio di speranze, si sarebbe volontoriamente dissipato ed estinto del tutto se la brama si fosse distratta anche per pochi attimi.

Te ne sei andato, latente oltre l’assenza, solo rincantucciato in un botro, in un pozzo inattingibile… solo sapere che stai bene è la mia pace, ma hai prediletto privarmi anche di quest’ultima. Un’accortezza che a te non sarebbe costata che un cenno, e che col tuo diniego a me costa serenità…”

Meditava così Marzia, appollaiata ora con gli iridii spiritati contro l’aria gelata e rasposa, mentre il cielo si rabbuiava come lei, costellato di nuvoloni pregni, malgrado non piovesse ancora, le sue lentiggini erano madide di piccole goccioline adesso…

Chiara Nirta

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