Oltre trecento i cittadini americani nell'IsisTribuno del Popolo
lunedì , 24 luglio 2017
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Oltre trecento i cittadini americani nell’Isis

Secondo il Washington Times sarebbero oltre trecento i cittadini americani arruolati nell’Isis, attivi tra Siria e Iraq. 

Lo si sosteneva da anni che ci fossero jihadisti in Siria provenienti da tutto il mondo, potenzialmente pericolosi dal momento che al loro ritorno potrebbero effettuare attentati in Europa e negli Stati Uniti. E infatti ora arriva la conferma anche del Washington Times, una fonte al di sopra di ogni sospetto: sarebbero oltre trecento i cittadini americani attivi a vario livello tra Siria e Iraq nelle fila dell’Isis. Washington è ovviamente preoccupata che questi militanti islamici possano diventare un serio rischio per gli Usa una volta ritornati in patria. La notizia arriva poco dopo l’uccisione di un americano di 33 anni, Douglas McArthur McCain, che è stato ucciso lo scorso weekend in Siria durante uno scontro a fuoco. L’americano rimasto ucciso aveva espresso la sua adesione all’Isis anche sul suo account di Twitter, e sempre pochi giorni fa era stata fotografata una bandiera dell’Isis proprio di fronte alla Casa Bianca con un messaggio a dir poco preoccupante: “We are in your state, we are in your cities, we are in your streets, you are our goals anywhere”. Ora dunque gli americani sembrano finalmente accorgersi della situazione del terrorismo islamico che per anni è stato ignorato in Siria, con alleati degli Usa quali Arabia Saudita, Kuwait e Qatar, che hanno finanziato a piene mani proprio l’Isis contro Damasco e Baghdad. L’obiettivo di questa mossa cinica e spietata è molto semplice: mettere all’angolo l’Iran, la Siria, e fomentare lo scontro confessionale tra sunniti e sciiti. Gli Stati Uniti non hanno mai finanziato apertamente i jihadisti ma hanno dato una pioggia di milioni all’opposizione cosiddetta moderata a Bashar Assad, ma le prove del campo hanno mostrato come la grandissima parte di questa somma sia finita comunque in un modo o nell’altro nelle mani dell’Isis.

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