Omnia Sunt Communia: una proposta sociale per San LorenzoTribuno del Popolo
domenica , 22 gennaio 2017
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Omnia Sunt Communia: una proposta sociale per San Lorenzo

Omnia Sunt Communia: una proposta sociale per San Lorenzo

I ragazzi di “Omnia sunt communia”, prettamente studenti universitari e precari, sono un movimento nato a Roma nell’ambito delle protesta di “Rivolta il debito” e delle rivendicazioni del diritto all’abitare. Impegno sociale e riqualificazione del territorio sono i perni su cui si fonda la loro proposta per uscire dal basso dall’attuale crisi economica.

Fonte: Oltremedianews

Dallo scorso 7 aprile le ex fonderie Bastianelli di San Lorenzo in via dei Sabelli sono state gestite dal collettivo “Omnia sunt communia”, un movimento di studenti e precari nato per rispondere dal basso alle esigenze territoriali di un quartiere lasciato da anni a se stesso. Il movimento, sviluppatosi nell’alveo delle rivendicazioni del diritto all’abitare e delle proteste contro la speculazione edilizia, ha fatto dello stabile occupato un vero e proprio centro di ritrovo sociale per il quartiere, con tanto di aula studio, sportello psicologico e legale, teatro e area bambini. Lo scorso 16 agosto la magistratura ha ordinato lo sgombero dello stabile in quanto dichiarato inagibile. Tuttavia, forti della loro esperienza e dell’appoggio degli abitanti del quartiere, i ragazzi di Communia hanno occupato uno stabile deserto in Via dello Scalo di San Lorenzo, dimostrando che continueranno a rivendicare le loro istanze nell’ambito del progetto della Libera Repubblica di San Lorenzo. Oltremedia ha raggiunto Luciano e Irene, due degli organizzatori di Communia, per conoscere meglio la loro storia.

Il vostro collettivo si chiama emblematicamente “Omnia sunt communia”, il celebre motto dell’eretico Thomas Muntzer. Cosa significa per voi?

“Communia nasce per dire no alle privatizzazioni che stanno mettendo sul mercato le nostre vite. In un periodo di crisi come questo occorre ridare vita al settore pubblico tramite la creazione di servizi: visto che il neoliberismo non prevede questo tipo di politiche, crediamo che solo tramite l’organizzazione dal basso sia possibile arginare il degrado delle nostre città. Dire che tutto è di tutti significa proprio questo: che la scuola, la sanità, l’acqua e tutti gli altri settori indispensabili per una vita dignitosa debbano essere fruibili da tutti. Non a caso il nostro movimento nasce nell’ambito della lotta contro la speculazione edilizia, fenomeno che sta stigmatizzando le periferie romane, e nell’alveo della rivendicazione del diritto all’abitare, due tematiche di importanza imprescindibile per la riqualificazione del nostro territorio”.

Cosa avete fatto in questi quattro mesi di occupazione? Quali sono le proposte che portate avanti?

“Noi ci siamo inseriti nel tessuto già attivo e ricettivo della Libera Repubblica di San Lorenzo, una realtà di piccoli e piccolissimi movimenti e comitati con scopi diversi ma sempre volti verso uno stesso obiettivo: far riappropriare i cittadini delle vie e dei luoghi in cui vivono. Così tutte le loro battaglie sono diventate le nostre. Quel che abbiamo fatto è stato creare una rete di mutuo soccorso tra tutte queste realtà, cosa che ci ha portato a combattere per l’ottenimento di maggiori spazi culturali e per la cessazione delle attività di speculazione edilizia nel quartiere. Abbiamo organizzato il festival di “Letteraria”, per dar voce a scrittori sconosciuti ed emergenti, dato spazio al mondo dell’hip-hop e della break dance romana; abbiamo messo su uno sportello psicologico e di consulenze legali, aule studio, spazi per bambini, una copisteria gratuita. Abbiamo accolto i corsi sportivi che non trovavano spazio nella palestra comunale e, prima dello sgombero, stavamo lavorando all’apertura di un piccolo teatro e di una sala prove per le band romane”.

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Photo Credit: Luisa Lupo

E poi cos’è successo? Perché vi hanno sgomberati?

“I proprietari dello stabile in via dei Sabelli, la Sabelli s.r.l., insieme ad altri possidenti della zona, vogliono costruire Loft e palazzine private. Questa ondata di cementificazione è stata più volte denunciata dai piccoli artigiani della zona che da anni vengono praticamente cacciati dai loro stabili. Communia si occupa anche di loro. Oltretutto questi propositi di cementificazione selvaggia rischiano di violare il piano regolatore che prevede tra il 20% e il 30% di spazio verde per il quartiere”.

Cosa ne sarà dello stabile in via dei Sabelli? Cosa vi hanno detto i politici?

“Dal Comune ci fanno sapere di non saperne nulla e anzi Luigi Nieri si è addirittura mostrato solidale con noi.”

Attualmente le ex fonderie sono state dichiarate inagibili dalla magistratura e sono sotto sequestro, dunque è impossibile tornarci. Dal canto nostro stiamo pressando per far sì che anziché ulteriori palazzine vengano creati luoghi sociali realmente utili ai romani. La cosa più sorprendente è che il piano di speculazione edilizia che sta colpendo San Lorenzo ha una portata davvero spaventosa: considerate che nascono società ad hoc per la costruzione di singoli palazzi. Il ciclo di speculazione edilizia ed economica nasce già a questo livello, quando le società vengono quotate in borsa e attirano investitori nel loro business. Una volta ottenuti, in modo più o meno lecito i permessi il gioco è fatto e possono iniziare a costruire. Ma noi cercheremo con tutte le forze di smascherare questa turbe rete di accordi ed interessi”.

Quale sarà il futuro di Communia? Cosa avete intenzione di fare ora?

“Vogliamo creare una piattaforma nazionale che metta in contatto le realtà territoriali analoghe alla nostra. Prossimamente organizzeremo un incontro di tre giorni sui temi dell’autorganizzazione e della lotta alla speculazione edilizia. Senza coscienza sociale dal basso non c’è futuro e questa coscienza vorremmo che fosse il più ampia e comune possibile”.                                                                                                                                                     
 Fabrizio Leone

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