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martedì , 17 gennaio 2017
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Ostaggi europei e il ruolo dell’Ue.

Paradossale, eppure: gli ostaggi a cui viene concessa la libertà di parlare e fare appello alla propria nazione per ricevere un aiuto, sono gli stessi a cui viene negato l’ascolto dal loro Paese.  

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Fonte: Oltremedianews

Era il 19 febbraio quando un’intera famiglia francese è stata rapita in Camerun: sette persone delle quali quattro sono bambini tra i 5 e i 12 anni. “Siamo detenuti da venticinque giorni in un luogo desertico. Le nostre condizioni di vita sono durissime, soprattutto per i bambini. Perdiamo ogni giorno le nostre forze e cominciamo a essere malati. Non reggeremo a lungo”. La registrazione con la voce di Tanguy Moulin-Fournier, il padre della famiglia, esprime sgomento e sofferenza.

Lo stesso sgomento e la stessa sofferenza che viene espressa dal popolo francese e dalle famiglie degli ostaggi all’annuncio del presidente della Repubblica francese, François Hollande, che annuncia su Le Monde una nuova linea d’azione nei confronti dei pagamenti per gli ostaggi: lo Stato francese d’ora in poi si opporrà a qualsiasi forma di versamento di denaro, compresi quelli effettuati direttamente dalle famiglie, dalle imprese o dalle compagnie assicurative, per ottenere il riscatto dei suoi concittadini.

Sceglie di portare avanti la stessa linea d’azione anche la Gran Bretagna con la politica dell’intransigenza: l’obiettivo britannico sarebbe addirittura quello di proporre questa politica a tutti gli stati Ue, con la volontà di discutere questo argomento nel prossimo g8.

Sembra diverso invece il caso italiano, che rischia di andare incontro ad una lotta intestina con l’India pur di trattenere i due Marò, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, nel proprio Stato. “Il Governo italiano è giunto alla determinazione, dopo essersi a lungo impegnato per una soluzione amichevole della questione – nella quale tuttora crediamo convintamente – di formalizzare l’11 marzo l’apertura di una controversia internazionale”. L’India, a questa nota, risponde con un appunto di delusione che: “Mancini si era impegnato per il ritorno a tempo debito nel Paese asiatico di Girone e Latorre”. Ma i patti, finora, non sono stati rispettati.

A questo proposito la Ue non gioca la sua mano nella partita. “Non possiamo prendere posizione nel merito degli argomenti legali riguardanti la sostanza del caso”, parole del portavoce di Catherine Ashton, responsabile per la politica estera dell’Ue.

Passa così in cavalleria la voce degli ostaggi, i veri protagonisti di queste vicende e la scena viene presa dai politici, che, con linee diverse ma irrevocabili, decidono di giocare alla parte dello struzzo, sentendo -ma senza ascoltare- le voci di chi, lontano dai giochi di potere, sta morendo per conflitti che hanno il sapore di dissidi politico-economico internazionali, la cui responsabilità non è certo dei cittadini.

   Federica Bani

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