Pakistan. Drone Usa uccide cooperante italiano per erroreTribuno del Popolo
martedì , 30 maggio 2017
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Pakistan. Drone Usa uccide cooperante italiano per errore

Lo stesso presidente Obama ha chiesto scusa per la morte di Giovanni Lo Porto, cooperante italiano sequestrato da Al Qaeda che sarebbe rimasto ucciso nel corso di un attacco di droni americano in Pakistan. Insieme a lui sarebbe stato ucciso anche un leader della nuova sezione di Al Qaeda locale. Ma tale tragica notizia riporta al centro del dibattito la questione della liceità degli attacchi dei droni americani in diversi luoghi del mondo, un “Game of Drones” che costa migliaia di vittime innocenti ogni anno.

Barack Obama ha chiesto ufficialmente scusa per la morte del cooperante italiano Giovanni Lo Porto in Pakistan. Lo Porto era stato sequestrato ormai da almeno due anni da Al Qaeda e sarebbe stato ucciso da un attacco di un drone americano assieme a un altro ostaggio americano, Warren Weinstein. Lo Porto lavorava in Pakistan per una ong tedesca “Welthungerhlfe” sin dal 2011 con l’intento di sposare il progetto di ricostruzione del Paese all’indomani di un grave terremoto. Lo Porto all’epoca venne rilasciato con un collega tedesco che è stato poi rilasciato lo scorso anno. Obama ha chiesto scusa e ovviamente il ministro degli Esteri Gentiloni le ha subito accettate parlando di tragico errore commesso dagli Stati Uniti ma ribadendo che la colpa sarebbe dei terroristi. “Come presidente e comandante in capo, mi assumo la piena responsabilità della nostre operazioni ani terrorismo, come quella che ha inavvertitamente tolto la vita a Warren e Giovanni. Rimpiango profondamente quello che è successo e porgo le mie condoglianze più sentite“, ha detto Obama, e in effetti non poteva essere diversamente dato che i due cooperanti sono stati uccisi a gennaio nel corso di una operazione americana per colpire una base qaedista al confine tra Pakistan e Afghanistan. L’attacco avrebbe ucciso anche un importante leader di Al Qaeda in Pakistan, Ahmed Farouq, la cui presenza nella base però al momento dell’attacco era ignorata. Insomma un tragico errore, certo, ma che solleva se non altro il problema di questi droni senza pilota che colpiscono obiettivi a migliaia di chilometri di distanza all’interno peraltro di paesi sovrani. Lo Porto è solo l’ultimo caso di una lista lunghissima di civili e innocenti uccisi all’interno dei cosiddetti “danni collaterali”. Una sorta di “Game of Drones” che se uccide qualche terrorista è responsabile anche della morte di centinaia di civili innocenti. Amnesty International nel 2013 aveva pubblicato uno studio sui diritti umani proprio sull’utilizzo dei droni, parlando persino di crimini di guerra in Pakistan e di totale assenza di trasparenza nel programma americano (leggi qui http://www.huffingtonpost.it/2014/12/06/guerra-droni_n_6280572.html). Per non parlare del fatto che se i droni vengono utilizzati in Pakistan per colpire i qaedisti pakistani nonostante le vittime collaterali, come mai non vengono utilizzati anche per colpire lo Stato Islamico in Iraq, ad esempio a Mosul? Misteri della fede.

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