Pakistan. Il rogo della fabbrica si poteva evitare | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
venerdì , 20 gennaio 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:

Pakistan. Il rogo della fabbrica si poteva evitare

A circa una settimana dal terribile incendio che ha distrutto una fabbrica in Pakistan uccidendo più di 300 persone, ci si interroga ancora su come sia potuta accadere una simile tragedia. Ancora una volta sembra essere stata l’incuria di qualcuno che ha causato una tragedia che doveva e poteva essere evitata. Il profitto del resto vale più delle vite umane.

Dichiarare agibile o sicura una fabbrica che agibile e sicura non è, è un vizio atavico e connaturato nella dittatura del capitalismo neoliberista e globalizzato. Inutile ripercorrere l’agghiacciante tragedia occorsa in Pakistan, con una fabbrica che si è incendiata uccidendo oltre 300 persone, un vero e proprio massacro di lavoratori che, ora si scopre, poteva essere evitato. Secondo l’Herald Tribune infatti, una ditta che si occupava di dare l’agibilità alle fabbriche , pesantemente finanziato dalle industrie, aveva appena dichiarato “sicura” la fabbrica che un mese dopo sarebbe diventata il teatro dell’abnorme tragedia.  Quasi tutti i 300 operai sono morti soffocati a causa delle porte chiuse dall’esterno, una immane tragedia che ha sconvolto il Pakistan, ma non solo. Ecco quello che può succedere lasciando regolare dal mercato e dai privati anche aspetti come la sicurezza sui posti di lavoro, e ogni riferimento al dibattito in corso in Italia è puramente casuale. Ad agosto sue ispettori avrebbero quindi visitato la fabbrica della Ali Enterprises in quel di Karachi per esaminare le condizioni del posto di lavoro. Tali ispettori hanno concesso alla fabbrica la prestigiosa certificazione Sa8000, e ciò significa che gli standard di sicurezza sono sembrate a posto agli ispettori, incluse le condizioni di sicurezza e salute dei lavoratori. I due ispettori stavano lavorando per conto della Social Accountability International, ovvero un gruppo no-profit basato a New York che ottiene la maggior parte dei propri finanziamenti da corporations provenienti da tutto il mondo per effettuare le ispezioni. Già qui ci sarebbe da ridere perchè un gruppo no-profit che dovrebbe occuparsi della sicurezza dei lavoratori e dei luoghi di lavoro non dovrebbe essere finanziato dalle stesse industrie che richiedono le ispezioni in quanto il lecito dubbio della corruzione ci sarebbe eccome,  ma tant’è. Guardacaso però alcune settimane dopo centinaia di lavoratori morivano bruciati all’interno della fabbrica in uno dei peggiori disastri industriali della storia dopo la tragedia dell’incendio di New York nel 1911. In Pakistan il mercato del tessile rappresenta una delle voci più importanti delle esportazioni e secondo il diritto internazionale il fatto che la fabbrica sia stata certificata da una organizzazione occidentale rispettata e conosciuta rende chiaro il fallimento dell’iniziativa industriale degli ultimi 15 anni. Insomma non ci voleva un genio a capire che il sistema di gruppi di monitoraggio finanziati dalle corporations non potevano fare gli interessi dei lavoratori, e ci sono voluti 300 martiri per farlo capire anche negli Stati Uniti. Social Accountability International si è difesa sostenendo di aver sospeso ogni attività in Pakistan con la Rina Group, una compagnia italiana che ha effettuato la revisione contabile della ALi Enterprises per suo conto. ”Stiamo cercando di capire cosa è andato storto,”  ha spietato Eileen Kohl Kaufman, direttore esecutivo di Social Accountability International,  ”E ‘incredibilmente orribile. L’unica cosa che possiamo sperare è che vengano date risposte chiare in modo da capire come adottare misure preventive“. Intanto però i poveri trecento operai pakistani non ci sono già più.Mentre lunedì cominceranno i processi per stabilire le responsabilità oggettive per l’incendio, intanto si è scoperto che la Ali Enterprises aveva ufficialmente registrato solo 250 lavoratori, mentre in realtà ne ospitava sino a 1000 contemporaneamente. Infine, il disastro ha fatto emergere il problema delle grandi industrie europee che appaltano la creazione dei loro vestiti a fabbriche come quella della Ali Enterprises. La  certificazione SA8000, che è stato avviata nel 1997, è il punto focale del lavoro della Social Accountability International, la cui missione dichiarata p  ”promuovere i diritti umani dei lavoratori in tutto il mondo“. La SAI  è supportata in tutto il mondo da aziende come Gap, Gucci, in Italia e Groupe Carrefour, in Francia.Sulla base  delle indicazioni fornite dalle  Nazioni Unite , il gruppo dice sul suo sito web che la certificazione ha “migliorato la vita di oltre 1.800.000 lavoratori in oltre 3.000 fabbriche, in 65 paesi e 66 settori industriali”. Sarà, ma in Pakistan in 300 di questi lavoratori, non ci sono più.

D.C.

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top