Palestina: il diritto al ritorno negato anche ai mortiTribuno del Popolo
lunedì , 27 marzo 2017
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Palestina: il diritto al ritorno negato anche ai morti

Mentre sono in atto trattative tra Israele e l’ANP per decidere sulla sorte dei prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane, il destino dei corpi di quelli deceduti è ancora sconosciuto. Secondo Israele consegnare alle famiglie quei corpi è un rischio per la sicurezza nazionale.

Fonte: Oltremedianews

Il Jerusalem Legal Aid and Human Rights Center (JLAC), una Ong palestinese che si occupa di diritti umani, cinque anni fa ha lanciato una campagna per il recupero dei corpi delle vittime morte nelle carceri israeliane, la “National Campaign for the Retrieval of Palestinian & Arab War Victims’ Bodies and the Disclosure of the Fate of Those Missing”. Grazie al loro impegno quest’anno sono stati riconsegnati 91 corpi, vale a dire il 26 percento dei casi documentati.

L’Organizzazione è riuscita a documentare 442 casi di persone scomparse nel nulla dopo la loro morte in queste carceri. Circa il 70 percento di questi sono ragazzi tra i 16 e i 25 anni. Il processo per la documentazione è molto difficile, poiché non sempre rimangono le tracce degli arresti e dell’eventuale processo.

Nel 2006 la Corte Suprema israeliana si era espressa a favore del ritorno dei corpi palestinesi per un degno addio tra le braccia della propria famiglia. Tale sentenza, però, non è mai stata rispettata. L’esercito israeliano afferma che vi sono motivi di sicurezza nazionale che impediscono la loro consegna. Dunque la sentenza viene ignorata perché in un paese dove da più di 60 vige una occupazione militare non c’è spazio per lo Stato di diritto. Inoltre questo tema difficilmente viene affrontato dai media e non faceva parte neanche dell’Agenda del gruppo dei negoziatori dell’ANP.

A partire dall’anno scorso le cose sono leggermente cambiate. Il susseguirsi di sentenze della Corte Suprema, l’intervento dell’Autorità palestinese e le pressioni provenienti dall’esterno hanno reso possibile la consegna di 91 corpi. Ovviamente questo è solo un punto di inizio, poiché sono ancora tante, troppe le famiglie che non hanno potuto piangere i propri cari. Nonostante la posizione dell’Israeli Defence Forces sia sempre molto intransigente, sembra che questa volta siamo sulla buona strada.

La strada però è molto lunga, non solo per quanto riguarda la risposta israeliana ma, soprattutto, perché è molto difficile raccogliere le informazioni sul reale numero di morti. Le tante violazioni dei diritti umani fanno sì che la priorità venga data a chi si trova ancora in stato di detenzione. È giusto che sia così, ma non dobbiamo dimenticare chi non c’è più e soprattutto non dobbiamo dimenticare le loro famiglie. La dignità spetta ad ogni essere umano, anche ai morti.

Elda Goci

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