Palmira, l'inazione del mondo e il senso di colpa delle Nazioni UniteTribuno del Popolo
lunedì , 16 gennaio 2017
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Palmira, l’inazione del mondo e il senso di colpa delle Nazioni Unite

Palmira, l’inazione del mondo e il senso di colpa delle Nazioni Unite

Il mondo assiste inerte all’Isis che occupa le rovine della maestosa Palmira, già Zenobia, lasciando che siano solo i soldati siriani a combattere per difenderla. E dire che difenderla sarebbe stato possibile, se solo lo si fosse voluto. Stranamente però nessuno domanda come mai la comunità internazionale non collabori con Damasco per la difesa di Palmira in quanto bene culturale unico al mondo e ricchezza per l’intera umanità. 

Per chi si accanisce contro le vestigia del passato non dovrebbe esserci alcuna pietà, al contrario invece la comunità internazionale assiste passivamente ai miliziani del Califfo che penetrano tra le rovine della vecchia Palmira, la splendida città della regina Zenobia,  patrimonio Unesco e unica al mondo per la sua straordinaria bellezza. Incredibilmente però i raid della coalizione anti-Isis non hanno nemmeno tentato di proteggere un sito importante come Palmira dalla furia del Califfo, lasciando solo all’esercito siriano, stremato peraltro da quattro anni di guerra civile, l’incarico di respingere i tagliagole jihadisti. Non solo, paesi come la Turchia e come l’Arabia Saudita continuano ad aiutare i ribelli siriani con mezzi e armi, e ormai è abbastanza risaputo che tali aiuti finiscono inesorabilmente nelle mani dello Stato Islamico. Andare contro l’Isis ma non aiutare Damasco, in sostanza, significa unicamente permettere allo Stato Islamico di rafforzarsi, e anche le titubanze dell’esercito in Iraq aprono parecchi interrogativi con le armi pesanti americane che sono misteriosamente state abbandonate, ancora una volta, e lasciate nelle mani del Califfo. Da qui la domanda, come mai nessuno chiede un intervento internazionale a difesa di #Palmira? Come mai nessuno invoca una missione umanitaria in aiuto del governo siriano che, regime o no, è l’unica realtà organizzata e laica che cerca di opporsi all’avanzata del Califfo. Se lo Stato Islamico dovesse mettere le mani su Damasco infatti, il rischio che la guerra si sposti progressivamente verso il Mediterraneo diventerà reale. Non solo, aiutando l’esercito siriano la comunità internazionale riuscirebbe ad avere ragione dell’Isis in pochi mesi dal momento che i miliziani del Califfo non riuscirebbero mai a resistere ad attacchi via terra e aria congiunti. Se agli Stati Uniti stanno così a cuore le sorti della “democrazia” in Siria, potrebbero sempre fare pressioni su Assad subito dopo la sconfitta del Califfo, magari forzandolo alle dimissioni, eppure qualcuno preferisce giocare al massacro  e lasciare che Assad e l’Isis si scornino tra di loro, anche se a morire sono soprattutto civili o ragazzi che ormai prendono le armi per difendere la propria casa dalla furia dell’Isis e non certo per ideologia o per sostenere una dittatura. Come mai nessuno si indigna per la presa di Palmira? Sembra tutto così grottesco, viviamo nel XXI secolo dove droni teleguidati possono colpire un topolino nella giungla, eppure gli Stati Uniti, la Nato, Israele e la comunità internazionale non sono in grado nemmeno di concordare con Damasco un intervento aereo volto a difendere le rovine della città che fu della regina Zenobia dalla furia iconoclasta. Palmira non appartiene ad Assad o alla Siria ma alla storia del mondo, di conseguenza tutti dovrebbero tendere le mani in aiuto di coloro che oggi stanno morendo per salvare le rovine di Palmira e non vengono celebrati dai media solo perchè non vi è un interesse mediatico nel mitizzare l’eroismo di chi combatte per quelli che il mainstream propaganda come i cattivi, ovvero i soldati siriani.

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Un commento

  1. Valentina Vezzani

    Lodevole il tentativo di denuncia, ma prima forse ci si dovrebbe documentare meglio per evitare figuracce.
    Zenobia era la regina della cittá di Palmira che, persa una guerra contro l’imperatore Aureliano, venne fatta prigioniera e trascinata a Roma in catene, dove poi però morì moglie di un ricco Senatore.
    La cittá di Palmira è conosciuta anche con il nome aramaico di Tadmor.
    Questo è.
    Non facciamo peggio dell’Isis, perché se questi distruggono tutto, poi almeno la memoria dei luoghi storici andrá tramandata per bene o no?

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