Pancho Villa, l'uomo che sfidò e invase gli Stati UnitiTribuno del Popolo
domenica , 28 maggio 2017
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Pancho Villa, l’uomo che sfidò e invase gli Stati Uniti

Francisco “Pancho” Villa fu l’uomo che il 9 marzo del 1916 condusse 350 guerriglieri all’attacco di Columbus, nel New Mexico. Fu l’inizio di una clamorosa caccia all’uomo con una taglia di 5.000 dollari sulla testa di Villa, che rimane anche l’unico uomo ad aver invaso gli Stati Uniti proprio nel loro territorio. 

Il 9 marzo non è una data come tante altre. In pochi lo sanno ma il 9 marzo può essere considerata per certi versi una data storica dal momento che rappresenta la ricorrenza di un fatto particolare, spesso e volentieri ignorato dalle masse, ma che merita sicuramente di venire ricordato. Era il 1916, e mentre nella vecchia Europa divampava l’insensata Grande Guerra con tanto di massacri nelle trincee tra Francia e Germania, in America si prendeva la scena Francisco “Pancho” Villa, pseudonimo di Doroteo Arango Aràmbula, rivoluzionario e guerrigliero messicano diventato l’eroe indiscusso assieme a Emiliano Zapata della rivoluzione messicana del 1910-1911. Un uomo per certi versi leggendario che cominciò la sua avventura quando aveva solamente 16 anni e sparò a un ranchero che aveva tentato di molestare sua sorella maggiore. Fu l’inizio della sua latitanza, del suo rapporto con i peones con i quali condivideva l’odio per i ricchi possidenti terrieri e i latifondisti. Era un fuorilegge Villa, ma anche una sorta di Robin Hood messicano che rapinava ricchi minatori e rancheros per poi finire diverse volte in carcere dal quale usciva quasi sempre anche grazie ad amicizie influenti. Partecipò attivamente alla rivoluzione messicana nello Stato di Chihuahua, proprio al confine con il Texas e il New Mexico, e cominciò a realizzare operazioni di guerriglia assieme ai suoi fedelissimi a cavallo in modo simile alla guerriglia che era stata praticata da Apache e Comanche qualche anno prima. Dopo vari rovesci che lo portarono anche a essere condannato a morte per insubordinazione e a riparare negli Stati Uniti, Villa alla fine tornò in Messico a testa alta e riuscì anche ad assicurarsi il controllo dello Stato di Chihuahua assieme a Emiliano Zapata, con il quale cominciarono a fomentare i contadini esortandoli alla rivolta e a passare il confine tra Messico e Stati Uniti dal momento che il governo americano aveva appoggiato il presidente messicano Carranza. In questo periodo Pancho Villa divenne una sorta di fantasma per gli americani, con il presidente Woodrow Wilson che per oltre un anno mandò migliaia di soldati a cercarlo palmo a palmo, senza mai riuscirci. Fu allora che, il 9 marzo del 1916, Pancho Villa assaltò la cittadina di Columbus nel New Mexico dove all’epoca si trovava una guarnigione di almeno seicento soldati americani. Pancho Villa e i suoi misero l’abitato a ferro e fuoco facendo saltare in aria anche un albergo cittadino e uccidendo almeno 17 persone. Wilson andò su tutte le furie e mise su di lui una taglia di 5000 dollari, tantissimi per l’epoca, ordinando una spedizione punitiva su larga scala. Gli americani non badarono a spese inviando 10.000 soldati guidati dal generale John Pershing e dal suo socio George Patton, due uomini che poco dopo sarebbero diventati famosi per via delle loro imprese nella Prima Guerra Mondiale. Ma nonostante il grande impiego di soldi, armi e mezzi anche moderni come dirigibili e aerei da guerra, Pancho Villa svanì nel nulla e dopo un anno di vani tentativi gli americani rinunciarono all’impresa. Villa sarebbe poi morto assassinato nel 1923 in circostanze non meglio chiarite, con molti che accusano proprio Washington di aver voluto così dimenticare l’affronto subito.

Gracchus Babeuf

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