Papa Francesco e la "tirannia" del capitalismoTribuno del Popolo
martedì , 17 gennaio 2017
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Papa Francesco e la “tirannia” del capitalismo

Papa Francesco e la “tirannia” del capitalismo

Papa Francesco continua a stupire e ha parlato del capitalismo come di una “nuova tirannia” rilanciando un appello ai leaders mondiali volto a spronarli a fare qualcosa contro ingiustizie e povertà. Un tardivo riconoscimento alle ragioni di chi, come Marx e i suoi seguaci, hanno da sempre lottato per il superamento di questo sistema iniquo.

Photo Credit (Reuters/Giampiero Sposito)

Lo avesse detto un comunista o un attivista antisistema che il capitalismo è una “nuova tirannia”, in molti avrebbero storto il naso pensando sicuramente alla faziosità di chi ha formulato queste accuse. Se ad accusare però è Papa Francesco, ecco che il discorso cambia, e inevitabilmente diventa una notizia da prima pagina. In passato abbiamo detto di guardare con sospetto a questo Papa progressista, non tanto perchè abbiamo qualcosa contro di lui, quanto perchè ci è sembrato sospetto questo re-styling della Chiesa cattolica, e non vorremmo che sia stato deciso per certi versi a tavolino. Mi spiego meglio, in questi periodi di crisi e ingiustizie sociali avere un Papa vecchio stile, lontano dal cuore della gente, avrebbe significato giocoforza lasciare migliaia di cittadini a recalcitrare contro le ingiustizie, uno scenario potenzialmente rivoluzionario. Se invece è la Chiesa ad affrontare questi temi si priva la politica di nuova linfa. Ed è proprio quello che sta succedendo con Papa Francesco che si scaglia contro l’individualismo, contro la cultura del profitto e quella dello scarto, accusando duramente il sistema vigente; peccato che il Papa, non essendo un politico, lo faccia solo dal punto di vista morale, mentre non esiste più nessuno a portare avanti queste rivendicazioni dal punto di vista politico. Dando ragione  indirettamente a Karl Marx, uno dei più acerrimi nemici della religione, Papa Francesco ha chiamato il capitalismo come “una nuova tirannia”, chiedendo peraltro ai leaders mondiali di fare qualcosa per migliorare gli sforzi contro l’ineguaglianza e la povertà. Papa Francesco ha anche esortato i ricchi a dividere la loro ricchezza, un messaggio in palese contraddizione coi valori veicolati negli ultimi trent’anni dalla società occidentale; forse se Papa Francesco fosse davvero sincero, la Chiesa dovrebbe mangiarsi le mani, a conti fatti, per aver appoggiato il sistema sbagliato, esecrando e scomunicando il “comunismo” solo in quanto apertamente ateo, mentre invece da un punto di vista oggettivo i valori del comunismo erano sicuramente più vicini a quelli del cattolicesimo rispetto al capitalismo

Folgorato sulla via di Damasco, il Papa ha anche detto che l’attuale sistema economico aumenta le disuguaglianze e la violenza e deve essere cambiato. “Come può essere che non sia una notizia quando un barbone muore all’aperto, mentre fa notizia quando la Borsa perde due punti?“, si è chiesto provocatoriamente il Papa durante l’udienza consueta in Vaticano. “E’ nata una nuova tirannia, invisibile e spesso virtuale, che impone le sue leggi in modo unilaterale”, ha continuato nel documento apostolico. Il Papa ha poi ricordato come questo sistema distrugga tutto ciò che è fragile, senza difesa, il tutto nell’unico interesse del mercato. Non solo, Francesco ha anche ricordato come sia inaccettabile l’ineguaglianza scavatesi tra ricchi e poveri. Visto e considerato che secondo diverse indagini entro il 2025 potrebbero esserci oltre 146 milioni di europei poveri, ben si capiscono i timori del Papa. Insomma, se Papa Francesco è sincero, si tratta di un tardivo mea culpa della Chiesa che riconosce con un secolo di ritardo che il capitalismo è un sistema insostenibile per la dignità e la decenza umana.

Gracchus babeuf

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