Parlare di burqini per non parlare di SorosTribuno del Popolo
venerdì , 20 gennaio 2017
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Parlare di burqini per non parlare di Soros

In questa estate italiana i media hanno sdoganato il nuovo tormentone: burquini si o burquini no? E mentre i politici e la società civile si dividono e si accapigliano Dc Leaks pubblica i files rubati dai database dell’Open Society del miliardario americano Soros, e viene fuori che è stato l’architetto dei golpe degli ultimi 25 anni. Ecco un esempio pratico e calzante di come si possa indurre molti a guardare il dito e non la Luna.

Le donne hanno diritto a vestirsi come vogliono. No, il burquini è una vergogna e offende la donna. Queste a grandi linee le posizioni che dividono l’Italia sotto l’ombrellone, con i media che ormai in modo consolidato sono abilissimi a scegliere ciò di cui gli italiani devono interessarsi. Così la questione del burquini diventa centrale proprio in concomitanza dell’uscita di una notizia a cui i media danno molto meno peso, ovvero che secondo documenti resi pubblici da Dc Leaks il milionario americano George Soros sarebbe l’eminenza grigia dietro i golpe degli ultimi 25 anni. (Leggi qui per approfondire). Non una notizia da poco dunque, eppure sui giornali se ne trova traccia solo marginalmente, come se la discussione sul burquini fosse più interessante. Eppure anche un bambino sarebbe in grado di capire che la notizia di Soros sia quella più importante. Avete presente la storia di guardare il dito e non la Luna? Siamo esattamente di fronte a un esempio pratico della giustezza di questo detto. Mentre ci si accapiglia tra favorevoli e contrari al burquini quello che realmente conta viene deciso da altri, viene occultato o nascosto, viene ignorato. Senza un partito politico in grado di rappresentare una visione alternativa a quella dominante saranno sempre i media a decidere le priorità e, conseguentemente, a decidere la realtà. Oggi si parlerà del burquini, domani magari dei diritti civili o della lotta contro la violenza sugli animali, tutte lotte singolarmente condivisibili ma che non servono assolutamente a nulla nell’ottica di determinare un cambiamento nel sistema economico e politico che sta producendo tutti questi drammatici problemi. Fare come gli struzzi di fronte a una notizia di questa gravità è la spia che forse è già corretto parlare di dittatura, dittatura dei media, in quanto sono loro sulla base del peso che danno alle diverse notizie a plasmare la coscienza sociale di una società ormai amorfa, atomizzata e deprivata dei legami di classe. E questo è esattamente l’obiettivo del capitalismo trionfante, ovvero rendere ciascuno di noi un consumatore di cui poter decidere financo le emozioni.

Tribuno del Popolo

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