Parte tra le polemiche la lista TsiprasTribuno del Popolo
mercoledì , 26 luglio 2017
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Parte tra le polemiche la lista Tsipras

Alla fine è stata presentata la lista Tsipras per l’Europa ma non mancano le polemiche per veti ed esclusioni che lasciano perplessi. Da Moni Ovadia a Casarini, non ci sembrano nomi adeguati alla sfida che la lista dovrebbe rappresentare, col rischio che sia l’ennesima “occasione perduta”. 

Ci siamo, le Europee incombono e alla fine la lista Tsipras è stata presentata e sono stati presentati i nomi che la compongono, non si può fare contenti tutti, questo è vero, però viste le premesse con le quali era stata lanciata la lista “Altra Europa con Tsipras”, con tanto di riferimenti a Gramsci e Berlinguer operati dal leader di Syriza nella presentazione italiana, se non altro era lecito sperare in qualcosa di meglio. Il motivo? In primis il modo con cui è stata organizzata la lista, secondo i nomi stessi che sono stati scelti, se non altro lasciano perplessi sulla natura anticapitalista e di sinistra della lista. Si potrebbe obiettare che forse siamo noi incontentabili, ma noi, che “purtroppo” siamo ancora fieramente comunisti, proprio non riusciamo a concepire come sia possibile voler rilanciare la sinistra avendo paura e vergogna di quello che è e rappresenta. Così nel nome della lista il nome “sinistra” non compare nemmeno, e nella composizione stessa delle liste, ad esempio, non c’è nemmeno uno dei Comunisti Italiani, che pure hanno preso parte attiva alla partecipazione alla lista fin dall’inizio assieme a Rifondazione e Sinistra e Libertà. Così la lista è stata monopolizzata dalle giornaliste Barbara Spinelli e Giuliana Sgrena, dallo scrittore Moni Ovadia e da Luca Casarini, il grande ritorno del leader dei centri sociali veneti ai tempi del G8 di Genova del 2001. Non mancano le polemiche quindi, con Procaccini, il segretario del Pdci, che ha accusato che le scelte chiave relative alla Lista Tsipras per le elezioni europee, come ad esempio la scelta di nome, simbolo, programma e candidature, sarebbero state prese in modo verticistico, non inclusivo e non democratico, contraddicendo così quanto aveva auspicato proprio Tsipras, che aveva detto di sparare che nessuno rimanesse escluso. Aldilà delle polemiche comunque, la Lista Tsipras ci sembra davvero troppo debole nella sua connotazione di sinistra, e sopratutto nel suo voler prediligere la ormai famosa e tragicomica “società civile” ai “politici cattivi”, che poi altro non sono che ragazzi e ragazze che da anni lottano lontano dal Parlamento solamente per i propri ideali, che peraltro proprio la lista Tsipras dovrebbe provare a rappresentare. Un ennesimo, secondo noi, autogol, dal momento che pone ai vertici dalla lista intellettuali o pseudo tali che hanno l’ambizione di imporre il loro modo di pensare anche a persone che seguono la politica da anni e sono magari dotati persino di maggiore esperienza politica. Insomma ci sembra l’ennesimo esperimento alla “Rivoluzione Civile”, una lista che si può votare solo invocando il principio del “meno peggio”, ma davvero troppo poco per ridare entusiasmo allo stato di una sinistra italiana sempre più miserabile e privo di fiducia in se stessa. Tutto questo per non parlare di politica internazionale, con alcuni esponenti della lista che hanno espresso simpatia per i ragazzi di “Euromaidan”, salvo poi accorgersi, sempre dopo, che tra loro vi erano anche pericolosi neonazisti. Ci viene quasi paura ad approfondire quale sarebbe la loro posizione nei confronti di paesi come Cuba e Venezuela…

Gracchus Babeuf

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