Passa la riforma al Senato. E' la notte della RepubblicaTribuno del Popolo
venerdì , 22 settembre 2017
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Passa la riforma al Senato. E’ la notte della Repubblica

Passa con 179 sì, 16 contrari e 7 astenuti la riforma del Senato voluta da Renzi e dal suo entourage. Ovviamente anche l’ex presidente della Repubblica Napolitano è intervenuto per dare il suo benestare, consumando così un doloroso e definitivo addio alla Costituzione del 1948.

Alla fine la riforma del Senato è passata e Renzi e soci hanno festeggiato a lungo portando a compimento quella che possiamo tranquillamente definire la dissoluzione dell’identità della Repubblica figlia della Resistenza. Per la verità quello spirito era stato ucciso non da ieri, eppure anche formalmente la riforma del Senato sancisce la fine di un’era, e il fatto ancora più grave è che personaggi come Giorgio Napolitano che quella Costituzione dovrebbero conoscerla molto bene sono stati i primi a dirsi entusiasti per la riforma e a spendersi per essa. Un tradimento di nome e di fatto dal momento che tale riforma sembra essere stata costruita quasi ad hoc per far sopravvivere un governo e una maggioranza che sono privi anche della legittimazione popolare. Per cambiare qualcosa di sacro e importante come la Costituzione sarebbe stato auspicabile un percorso condiviso, invece sembra quasi che si sia operato con una fretta tale che non ci stupiremmo se la “gatta” facesse dei gattini ciechi.

Un Paese al tracollo aveva sicuramente altre priorità rispetto a questa riforma di dubbia legittimità, eppure Renzi e Boschi esultano, consapevoli di aver realizzato uno strappo che sarà sicuramente gradito anche lontano dall’Italia, non dimenticate quel famoso documento della JP Morgan di qualche anno fa in cui si puntava il dito contro le Costituzioni antifasciste del Mediterraneo, detto fatto, nel giro di poco sono stati accontentati. Del resto anche il fatto che la Corte Costituzionale avesse dichiarato illegittimo il Porcellum non ha certo turbato il governo che anzi ha pensato bene di accelerare. Entrando nel merito tale riforma ha cancellato l’elezione diretta dei senatori, ne ha ridotto i componenti in nome di in inutile contenimento dei costi, e ha sancito una composizione dello stesso imperniata sul coinvolgimento di persone selezionate sulla base di una titolarità di un diverso mandato. Tale riforme nella sostanza hanno colpito frontalmente il principio importantissimo della rappresentanza politica e degli equilibri istituzionali.

La sensazione è tale riforma non serva affatto ad abbattere i costi bensì ad accentrare più potere a favore dell’esecutivo, esattamente quello che lo spirito della Costituzione voleva evitare nel 1948.

Una prova si trae dalla intro­du­zione in Costi­tu­zione di un governo domi­nus dell’agenda dei lavori par­la­men­tari. Ma ne è soprat­tutto prova la siner­gia con la legge elet­to­rale «Ita­li­cum», che aggiunge all’azzeramento della rap­pre­sen­ta­ti­vità del senato l’indebolimento radi­cale della rap­pre­sen­ta­ti­vità della camera dei depu­tati. Bal­lot­tag­gio, pre­mio di mag­gio­ranza alla sin­gola lista, soglie di accesso, voto bloc­cato sui capi­li­sta con­se­gnano la camera nelle mani del lea­der del par­tito vin­cente — anche con pochi voti — nella com­pe­ti­zione elet­to­rale, secondo il modello dell’uomo solo al comando”, si legge ad esempio in un appello dei costituzionalisti pubblicato alla luce di questa riforma.

La riforma del Senato voluta da Boschi e soci inoltre avrà effetti negativi anche nell’elezione del Capo dello Stato, dei componenti della Corte costituzionale e del Csm. Non solo, verrà meno il bilanciamento dei poteri dato che al governo basterà avere una maggioranza ala Camera per andare avanti, con il Senato che è stato spogliato delle sue funzioni. E dire che nel 1948 le forze politiche antifasciste avevano esattamente previsto un sistema che tutelasse la partecipazione democratica e la rappresentanza politica.

“Il dise­gno di legge Renzi-Boschi stra­volge radi­cal­mente l’impianto della Costi­tu­zione del 1948, ed è volto ad affron­tare un momento sto­rico dif­fi­cile e una pesante crisi eco­no­mica con­cen­trando il potere sull’esecutivo, ridu­cendo la par­te­ci­pa­zione demo­cra­tica, met­tendo il bava­glio al dis­senso. Non basta certo in senso con­tra­rio l’argomento che la pro­po­sta riguarda solo i pro­fili orga­niz­za­tivi. L’impatto sulla sovra­nità popo­lare, sulla rap­pre­sen­tanza, sulla par­te­ci­pa­zione demo­cra­tica, sul diritto di voto è indi­scu­ti­bile. Più in gene­rale, l’assetto isti­tu­zio­nale è deci­sivo per l’attuazione dei diritti e delle libertà di cui alla prima parte, come è stato reso evi­dente dalla scia­gu­rata riforma dell’articolo 81 della Costituzione.”, si legge ancora nell’appello. E la sensazione è che Renzi e Boschi siano perfettamente consapevoli di quello che stanno facendo, non a caso hanno incontrato il favore anche di un personaggio come Verdini.

Gb

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