Passi avanti verso l'università "di classe"Tribuno del Popolo
domenica , 22 gennaio 2017
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Passi avanti verso l’università “di classe”

Il Politecnico di Torino ha deciso che gli studenti che non hanno finito gli esami del primo semestre entro due anni dovranno ripartire dall’inizio. In poche parole verranno espulsi e dovranno persino rifare il test di ingresso e gli esami già sostenuti. Una decisione presa ufficialmente per  aumentare la “qualità” ma che nei fatti si traduce in un accanimento nei confronti di chi è in difficoltà e magari prova a laurearsi lavorando,  secondo noi un vero e proprio ritorno all’istruzione di censo e di classe.

Vuoi lavorare e studiare? Da adesso in poi dovrai pensarci molto bene in quanto non basterà la buona volontà e il sacrificio, bisognerà anche dare gli esami entro una certa tempistica altrimenti si perderà il diritto a laurearsi e si perderanno persino quegli esami già sostenuti fino a quel momento. Una decisione che la stessa “La Stampa” definisce come draconiana quella della Politecnico di Torino, eppure già al secondo anno gli studenti che non avranno finito gli esami del primo semestre verranno sostanzialmente esclusi, espulsi e obbligati persino a rigare il test di ingresso. Chi ha preso la decisione sostiene di averlo fatto per aumentare la qualità, ma la nostra sensazione è che si tratti dell’ennesimo passo in avanti verso un sistema di istruzione che premia solamente chi può permettersi di avere il tempo da dedicare allo studio. Come mai? Come spiegare un inasprimento di questo tipo? La motivazione può essere davvero solo il bisogno di aumentare la qualità a discapito dei fuoricorso oppure c’è qualcosa d’altro dietro questa decisione draconiana introdotta peraltro dal regolamento studenti senza il voto favorevole degli stessi studenti.

E dire che a Torino, come ricorda sempre la Stampa, negli ultimi anni sono aumentate le matricole in controtendenza con gli altri atenei, e infatti solo nel 2015 ci sono state 10.000 domande per meno del 50% dei posti. Visto e considerato che il tasso di fuoricorso oscilla tra il 30 e il 40% significa nella sostanza attuare una misura che discrimina molti studenti che magari stanno provando a laurearsi lavorando. Se non altro gli studenti hanno almeno ottenuto che la regola non sia retroattiva per coloro che sono già iscritti ma quello che sconcerta è la posizione di coloro che hanno voluto questa misura come il rettore Marco Gilli che, come riportato dal quotidiano torinese, ha pensato bene di dire: “Che senso ha restare parcheggiati qui per tanto tempo? Con queste nuove misure gli studenti capiscono se è una strada che fa per loro oppure no“. Una frase secondo noi gravissima in quanto gli studenti pagano le tasse per laurearsi e non si capisce bene perchè non possano farlo con i loro tempi.

Evidentemente il rettore e l’Università vogliono giocare a fare gli “americani” e a inseguire sogni di eccellenza sulla pelle degli studenti, o forse il motivo è semplicemente economico in quanto i fondi del ministero vengono assegnati  sulla base del numero di studenti “regolari”. Insomma secondo il rettore avere tanti fuoricorso significa avere tanti soldi in meno, e chissenefrega se poi i fuoricorso avranno perso anni della loro vita, sacrificio, e soldi. Insomma il Poli punta alla qualità e cerca persino di trovare delle motivazioni “sociali” per questa scelta dicendo che la decisione presa permette di dare “un servizio al Paese”. Gli studenti fuori corso o in difficoltà insomma, al posto di venire aiutati vengono trattati come una zavorra, e dovranno persino rifare il test di ingresso nonostante lo abbiano già passato. Ma aldilà delle scelte legittime o meno che chiunque può scegliere di fare a noi sembra che tale decisione vada nella direzione del ritorno a una istruzione di “censo”, alla americana, dove coloro che non possono permettersi gli studi semplicemente non possono farlo. Il rettore infatti dovrebbe sforzarsi di capire che non tutti possono avere il lusso di dedicare sei anni della propria vita solo allo studio, c’è anche chi magari fuoricorso deve portare a casa la pagnotta, ma dato che l’obiettivo delle università è ormai la “qualità” e la “competitività”, tantovale tagliare i rami marci..

Photo Credit: https://www.flickr.com/photos/velkr0/3472576304

Fonte: http://www.lastampa.it/2016/03/17/cronaca/pugno-di-ferro-sui-fuori-corso-al-politecnico-di-torinochi-non-ha-i-crediti-fuori-FWMmpnsgIObrUZ7BJGz7VL/pagina.html

Tribuno del Popolo

 

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