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martedì , 30 maggio 2017
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Patto “Rubik”. Vicino l’accordo tra Italia e Svizzera

Sembra in dirittura d’arrivo la nuova intesa sulla tassazione dei capitali italiani illecitamente depositati in Svizzera, la cui stima è tra i 120 e i 150 miliardi. Con l’accordo si metterebbe fine all’evasione transfrontaliera.

http://www.oltremedianews.com/5/post/2012/11/patto-rubik-vicino-laccordo-tra-italia-e-svizzera.html

Sembra finalmente vicina una soluzione per l’evasione fiscale perpetuata da anni tramite il trasporto e il deposito illecito di denaro italiano in territorio svizzero.

I temi su cui verte il patto “Rubik”, però, sono più ampi: accesso della Svizzera al nostro mercato finanziario, revisione della convenzione del 1976 sulla doppia imposizione, eliminazione della Svizzera dalle liste nere, questione dei frontalieri (italiani che lavorano per lo più in Canton Ticino, e il cui numero ha superato i 50.000) e quella del doppio binario.

L’Italia sta, dunque, cercando di instaurare un rapporto con la Svizzera simile a quello che questa ha già con altri Paesi: la Germania, la Gran Bretagna e l’Austria. Questi ricevono dalle autorità elvetiche i versamenti di un’imposta sui capitali tedeschi, inglesi e austriaci presenti sul territorio.

Seguendo questo modello, i capitali italiani in Svizzera verrebbero tassati con un’aliquota vicina a quella italiana(non se ne è ancora stabilito il valore effettivo) mentre vengono mantenuti l’anonimato e la segretezza dei dati delle banche.

Per ora si è raggiunto un accordo su alcuni dei punti presi in considerazione, ma ce ne sono ancora altri da discutere. Come la possibilità che la Svizzera fornisca una lista dei Paesi in cui i clienti italiani potrebbero decidere di trasferire i loro conti – come avviene già con Gran Bretagna e Germania – o come la possibilità di rendere retroattiva l’imposta (un conteggio modellabile sul calcolo degli interessi creditori bancari) per evitare una fuga preventiva del denaro.

Si conta che il ricavato di questa intesa bilaterale sia da stimare tra i 20 e i 30 miliardi l’anno, calcolando una ritenuta fiscale del 20% prelevata dalla banca elvetica, a cui si aggiunge un 10-15% per il rispetto dell’anonimato.

Dopo la firma dell’accordo da parte delle delegazioni, questo dovrà essere sottoposto ai governi e ai parlamenti per la ratifica.

Comunque sembra che le cose procedano per il meglio dalle parole dell’ambasciatore in Svizzera Oscar Knapp, responsabile della Divisione Mercati della segreteria di Stato, che dice: “I negoziati tra i due Paesi procedono bene. Siamo fiduciosi di trovare un accordo entro il 21 dicembre”.

 Giorgia Zuccalà

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