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mercoledì , 29 marzo 2017
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Pd. Grasso sì, Ingroia no. Ennesima occasione mancata

Oggi il Pd ha presentato la candidatura del Procuratore Nazionale Antimafia Piero Grasso, una candidatura che mette in difficoltà la candidatura di Ingroia come leader degli arancioni. Il Pd continua quindi una surreale e grottesca lotta a tutto quello che si trova alla sua sinistra. 

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Lo ammettiamo, il sogno di un centrosinistra allargato, aperto, e innovativo, per qualche fugace istante ci aveva affascinato. Ci aveva affascinato anche la possibilità di incalzare il Pd da sinistra, con Ingroia che rappresentava, a sinistra, una significativa novità all’ interno dell’agone politico nazionale. Gli arancioni con Ingroia rappresentavano insomma la possibilità di dinamizzare da sinistra un centrosinistra asfittico, connotandolo in modo diverso e soprattutto segnando un significativo passo in avanti per quanto riguarda la legalità e la discontinuità nei confronti del montismo. In molti, ora che il Procuratre Nazionale Antimafia Piero Grasso ha deciso di scendere in politica con il Pd, ora saranno contenti. Il Pd non dovrà più aprirsi a sinistra, potrà presentarsi puntuale all’appuntamento con i centristi e con Monti, consumando quell’abbraccio mortale per la sinistra italiana. Il Pd quindi ha scelto Grasso, lanciando l’ennesimo guanto di sfida a tutto ciò che si muove e borbotta alla sua sinistra, una presa di posizione netta a favore dei “grassiani” contro i “caselliani”, schieramenti che si crearono sin dal 2003, quando Grasso attaccò i caselliani che lo attaccavano sulla gestione di Giuffrè e del processo Cuffaro.  Grasso, allora procuratore capo di Palermo, all’epoca si levò un bel macigno dalla scarpa parlando di “schizzi di fango” e “interessi personali” da parte “di abitanti del tribunale che non condividono una certa visione della giustizia”.

Evidentemente quindi, Bersani ha scelto Grasso a Ingroia, chiudendo quindi per l’ennesima volta la porta a sinistra, e tenendola aperta a destra. La candidatura di Grasso infatti sembra ammiccare a quello che sembra l’unico target di interesse per il Pd: l’elettorato moderato, lo stesso che potrebbe votare Monti se il Professore dovesse dare corpo alle sue dichiarazioni di voler scendere in campo con la sua Agenda. A noi non interessa nel merito di entrare nello scontro, tutto interno alla Magistratura, tra caselliani e grassiani. A noi interessa constatare, per l’ennesima volta se ancora ce ne fosse bisogno, l’atteggiamento di un Pd sempre più schiacciato a destra, un Pd cinico che agisce non tanto per ciò che potrebbe essere meglio per il Paese, ma per eliminare ogni competitors elettorale, fedele alla “semplificazione” di stampo veltroniano che cominciò de facto la morte della sinistra nel 2008.

Grasso al posto di Ingroia, socialisti e Sel al posto dei comunisti cattivi, passo dopo passo il Pd continua la sua fuga a destra, la sua fuga all’inseguimento del voto moderato, che sembra sia l’unico che conti. Una fuga però che è pericolosa e che rischia di trasformare il Pd in qualcosa di molto diverso da quello che viene tanto conclamato. Essere di “sinistra” non è una colpa, questo, a nostro giudizio, è il grande vulnus per Pd. Non sarà inseguendo il voto moderato che un partito che ha sussunto in sè l’onere di rappresentare il “centroinistra” potrà governare, e soprattutto non sarà abbracciando Monti e Casini che si terrà fede ai propositi della maggioranza degli elettori…Per questo noi del TRIBUNO non abbiamo dubbi: tra Grasso e Ingroia, scegliamo Ingroia, e tra Pd e arancioni, scegliamo gli arancioni.

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