Pd. Renzi l'"istrione" e Fassina il "grigio burocrate"Tribuno del Popolo
mercoledì , 29 marzo 2017
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Pd. Renzi l’”istrione” e Fassina il “grigio burocrate”

Renzi e Fassina si sono scontrati aspramente nelle scorse ore con la domanda provocatoria del primo: “Fassina chi?”, che ha portato alle dimissioni del secondo. Uno scontro all’interno del Pd ma che vede nella “sinistra” la grande assente. 

Photo Credit: Lettera43

Fassina chi?“, a causa di questa domanda provocatoria Stefano Fassina si è dimesso da viceministro all’Economia, approfondendo quindi la spaccatura con Matteo Renzi che, da quando è diventato segretario del Pd, ha deciso di imprimere una svolta alla sua azione politica. La stampa ha in modo un pò superficiale tradotto questo scontro in uno scontro tra destra e sinistra del partito, una visione riduttiva quando non mendace dal momento che parlare di una “sinistra”, almeno come la intendiamo noi, ci sembra quantomeno ottimistico se ci riferiamo a un partito come il Pd. Non nascondiamolo, esisteva una speranza che l’ala cosiddetta “sinistra” del partito potesse acquisire peso, magari ai danni della parte ex democristiana di cui fa parte anche Renzi, ma questa speranza si è sciolta come neve al sole di fronte al disastro delle ultime elezioni che hanno visto Bersani uscire di scena e i Giovani Turchi tradire ogni speranza che la sinistra italiana aveva rivestito in loro. Fassina, bocconiano e keynesiano convinto, rappresentava uno dei big shots di questa fantomatica sinistra, fantomatica appunto perchè quando si è arrivati al momento della verità ha operato scelte che sono andate nella direzione opposta. Come si potrebbe altrimenti commentare la presenza di Fassina nel governo delle larghe intese con Alfano e Berlusconi?

Io sono un grigio burocrate e parlo con i documenti. Il punto sono i contenuti di quello che viene detto. E Renzi con quella battuta ha mandato un messaggio chiarissimo, ponendo una questione irricevibile di dignità personale e politica“, ha commentato Stefano Fassina ai microfoni del Corriere della Sera, facendo così il punto sulle sue dimissioni, “La fatica morale e politica di stare al Governo è stata molto elevata” ha aggiunto perché “da una parte c’era chi si prendeva la responsabilità di stare al Governo e dall’altra chi invece faceva campagna elettorale sulla pelle del Governo“. Insomma Fassina ha scoperto solo ora la vera natura di Renzi? Parrebbe di sì. Ma verrebbe da chiedersi dove era Fassina quando ha accettato in modo tutto sommato indolore tutte le torsioni a destra del Partito Democratico, al punto che le sue dimissioni sembrano più un fatto personale che un fatto politico. Se davvero Fassina pensa che il suo modo di essere e di concepire la politica sia incompatibile con le ricette di nuovismo renziano, perchè non essere conseguenti con il coraggio politico che è sempre mancato a sinistra negli ultimi vent’anni ? Senza coraggio, è chiaro, il destino di quello che resta della “sinistra” è quello di venire rottamati da Matteo Renzi, ammesso che sinistra siano ancora, cosa di cui, chi scrive, dubita molto. Del resto Fassina si è dimesso per un “Fassina chi?”, e non perchè vengono spesi miliardi e miliardi negli F-35, o perchè non si riesce a cambiare la legge elettorale.

Gracchus Babeuf

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