Pd. Senza sinistra si muoreTribuno del Popolo
giovedì , 19 gennaio 2017
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Pd. Senza sinistra si muore

Pd. Senza sinistra si muore

In uno spettacolo desolante per la politica italiana, e in un contesto di crisi drammatica, abbiamo assistito al teatrino ignobile dell’elezione del Presidente della Repubblica. Cronaca del disastro annunciato del Pd, un partito nato da troppe storie tra loro differenti che paga caro l’aver rotto con la tradizione di sinistra, l’unica tradizione gloriosa in un Paese senza speranza.

photo credit: <a href=”http://www.flickr.com/photos/ilriccio/1841708323/”>* RICCIO</a> via <a href=”http://photopin.com”>photopin</a&gt; <a href=”http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/”>cc</a&gt;

Negli ultimi giorni, diciamocelo, abbiamo assistito a uno spettacolo deprimente, a dir poco. Abbiamo assistito alla consunzione di un partito, il Pd, che è riuscito nel giro di dieci anni ad uccidere ogni residuo anelito di sinistra rimasto al suo interno, arrivando alla resa dei conti nell’unico momento in cui, al contrario, avrebbe dovuto mostrarsi compatto. Invece no, il Pd ha dimostrato di essere completamente scollegato dalla realtà, si è convinto di vivere in un mondo di moderati in una situazione che invece è completamente differente, dove la gran parte degli italiani è incazzata nera e si trova senza rappresentanza parlamentare e politica. Un mondo che magari non schiferebbe le idee di sinistra di redistribuzione sociale, intervento statale, solidarietà e giustizia, ma che è costretto ad appoggiare vecchie cariatidi sconfitte dalla storia, assolutamente incapaci di scelte di coraggio come sarebbe stato, ad esempio, appoggiare Rodotà.

Tutto questo non è stato fatto, e ora il centrosinistra di trova agonizzante. O forse no. Forse ora la “sinistra” è finalmente libera, libera di rivendicare di essere se stessa, libera di reclamare un suo spazio tanto nell’agone politico quanto nel cuore degli italiani e nel futuro del Paese. Il Pd, inutile dirlo, non è mai stato di sinistra. Lo ammise anche Massimo D’Alema nel 1999 quando, parlando a una riunione dei Verdi, aveva detto di essere il primo a non credere a un progetto dove convergevano ex comunisti, liberisti, sinistri alla Blair e cattolici democratici. Era un progetto monco sul nascere, un progetto che voleva mettere assieme persone con storie diverse e, soprattutto, con aspettative diverse per il futuro. Inutile dire che il Pd pur non essendo di sinistra ha occupato però lo spazio della sinistra, facendo di conseguenza proprio alla sinistra dei danni devastanti. Un partito a sinistra ma che non è mai stato di sinistra, e che ha soffocato nel suo abbraccio mortale tutto quello che si trovava alla sua sinistra, un fuoco “amico” continuo e devastante che ha finito per inaridire anche culturalmente un bacino che,  meno di dieci anni fa, era ancora ampio. Un partito, il Pd, che ha sbagliato tutte le valutazioni fatte, non riuscendo a capire che gli italiani con la crisi avrebbero chiesto più “sinistra” e più “coraggio” e non un becero ripiegamento moderato che puzza di larghe intese e paludi melmose con il Pdl.

Un partito, il Pd, che ha erroneamente sovrastimato il peso elettorale dei cosiddetti “cattolici moderati” finendo per umiliare le intelligenze giovani più pure, ovviamente a sinistra, finendo per umiliare la stessa tradizione marxista che è quella che ha saputo costruire una sinistra di classe e una cultura progressista in Italia. Il Pd ha fatto tutto questo, non sappiamo se ingenuamente o con una scelta oculata, fattostà che, ancora una volta, ha sbagliato i conti. A vent’anni dallo scioglimento del PCI si può finalmente dire che i partiti di “sinistra” che sono stati creati dopo la fine di quella straordinaria esperienza sono stati dei fallimenti incredibili. A vent’anni di distanza si può dire che per ricostruire una sinistra vera, con la “S” maiuscola, si debba ripartire da quella storia, non dall’abiura di quelle stesse idee che oggi tornano prepotentemente attuali. Per farlo il Pd dovrebbe prendere atto di un fallimento e sciogliersi, ponendo fine all’esperimento politico peggio riuscito della Repubblica Italiana. Basterebbe questo, sciogliere il contenitore, il Pd, e lasciare che le varie correnti vadano a fare politica nei luoghi e nelle sedi dove si trovano più a loro agio; solo così quei pochi che ancora si ritengono di sinistra e gravitano ancora intorno al Pd potranno lavorare attivamente per una nuova casa della sinistra, moderna e dinamica, giovane, seria e soprattutto collegata con il Paese che intende rappresentare. Con i Renzi, i Fioroni, i Bindi, i Veltroni, non si va da nessuna parte, non ci può essere spazio per le declinazioni liberiste e moderate che, in altri paesi e altri contesti, sarebbero tranquillamente assimilabili al centrodestra. Una cosa è certa, il Pd non esiste più, vittima delle sue stesse contraddizioni interne. Per ricostruire la sinistra che si caccino almeno i “traditori” e si provi a ridare un briciolo di dignità a quelle centinaia e centinaia di migliaia di italiani orfani di una rappresentanza politica di sinistra degna di questo nome.

Insomma una sinistra che se vuole tornare tale deve in primis scusarsi con la sua stessa storia, scusarsi con tutti quei cittadini che sono stati costretti a vivere nella frustrazione e nell’isolamento la propria vita politica proprio per colpa di un partito, il PD, che ha appaltato lo spazio politico a sinistra, impedendo un reale rinnovamento e soprattutto non opponendosi in alcun modo culturalmente al vergognoso revisionismo imposto dalle istituzioni del Paese. Anche il successo del Movimento Cinque Stelle è il risultato dei danni fatti a sinistra dal Pd, Grillo ha raccolto quello che i dirigenti del Pd sono stati incapaci di capire, ovvero la rabbia nei confronti di una classe politica corrotta e incapace, propensa solo più a gestire il potere senza più affrontare criticamente la realtà nè portare avanti un’idea di società. Noi, da comunisti, non ci arrenderemo mai ad abdicare alle nostre idee per abbracciare una semplice gestione dell’esistente in combutta con i reali responsabili della situazione, ovvero una destra eversiva e impresentabile che vota compatta per fare i propri interessi a discapito di quelli della maggioranza degli italiani. Qualcuno all’interno del Pd trovi il coraggio di ammettere un fallimento e di ammettere il danno fatto alla sinistra e alle idee di sinistra in questo Paese, e in questa notte delle idee trovi il coraggio di porre i primi mattoni per una sinistra nuova, che riparta da Gramsci, da Pasolini, da Di Vittorio, dagli unici che sono stati capaci di fare qualcosa di buono in questo Paese.

Gracchus Babeuf

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