Pechino contro le ingerenze USA nel Mar Cinese MeridionaleTribuno del Popolo
lunedì , 25 settembre 2017
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Pechino contro le ingerenze USA nel Mar Cinese Meridionale

La tensione nel Mar Cinese Meridionale ha dominato il dibattito della 49° riunione ministeriale dell’ASEAN, svoltasi questa settimana a Vientiane. Pechino avverte gli Stati Uniti che l’Asia Orientale ha bisogno di collaborazione, e non di ingerenze.

Il ministro cinese degli Affari Esteri, Wang Yi, ha fatto appello alla promozione di relazioni tra la Cina e l’Associazione delle Nazioni del Sud Est Asiatico (ASEAN), attraverso l’ampliamento della fiducia reciproca e l’approfondimento della cooperazione e il mantenimento della stabilità regionale. Le dichiarazioni sono state rilasciate domenica 24 luglio, all’inizio della riunione ministeriale dell’organizzazione, a Vientiane, capitale del Laos, paese che ha assunto quest’anno la presidenza dell’associazione.

All’ASEAN aderiscono 10 stati (Indonesia, Malaysia, Filippine, Singapore, Thailandia, Brunei, Myanmar, Cambogia, Laos e Vietnam), e ai suoi lavori partecipano anche rappresentanti di altri paesi, come la Cina, il Giappone e gli Stati Uniti.

Il 12 luglio, la Corte Permanente di Arbitrato, con sede a L’Aia, ha deciso a favore delle Filippine sul reclamo presentato unilateralmente da questo paese contro i diritti storici cinesi sul Mar Meridionale Cinese. Pechino ha respinto energicamente il verdetto, che considera “nullo e privo di validità” e che “non accetta e non riconosce”, e ha insistito perché le parti coinvolte risolvano le loro divergenze “pacificamente, attraverso dei negoziati”, senza l’interferenza di terzi.
Pechino accusa Washington di provocare tensioni e di pretendere l’egemonia economica nella regione.

Sovranità e collaborazione

In un commento intitolato “L’Asia Orientale necessita di collaborazione e non di ingerenze”, l’agenzia di notizie Xinhua afferma che l’amministrazione Obama non risparmia sforzi per seminare la discordia tra la Cina e i suoi vicini: “Nel Mar Cinese Meridionale, gli Stati Uniti descrivono la Cina come una minaccia per la libertà di navigazione e la accusano di militarizzare la zona. Nella Penisola Coreana, con il pretesto di scongiurare la minaccia dei missili della Repubblica Popolare Democratica di Corea, Washington ha profuso sforzi per ottenere l’autorizzazione della Casa Blu, il gabinetto presidenziale della Corea del Sud, per installare il suo sistema antimissili Thaad in territorio sud coreano. Dato che la portata della sorveglianza statunitense penetra profondamente in territorio cinese le tensioni tra Pechino e Seul cominciano ad emergere”.

Riaffermando “la determinazione e la capacità” della Cina nella difesa della propria integrità territoriale, l’articolo accusa il Giappone di allinearsi agli Stati Uniti e avvisa: “Gli agitatori devono stare in guardia rispetto ai loro propositi. La loro strategia per ravvivare la fobia contro la Cina fomenterà solo la sfiducia e il disordine e provocherà la recessione nella regione, mentre i loro stessi interessi in materia di sicurezza ed economia subiranno severi rovesci”.

Alle nazioni dell’Asia Orientale, Pechino consiglia di rimanere vigilanti di fronte all’ingerenza degli USA nella regione, sostenendo che hanno il dovere di “rifiutare di essere utilizzate come pedine nel gioco geopolitico di Washington”.

Avante!”, Settimanale del Partito Comunista Portoghese

Traduzione di Marx21.it

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