Per 30 milioni di bambini niente scuolaTribuno del Popolo
martedì , 24 ottobre 2017
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Per 30 milioni di bambini niente scuola

Privati del diritto all’istruzione da conflitti o crisi. Circa 30 milioni di bambini non vanno a scuola.

Fonte: Oltremedianews

L’obiettivo è quello di garantire entro dicembre 2015 a tutti i bambini in età scolare nel mondo di poter andare a scuola. Dai dati forniti dall’Unicef sembra che siamo molto lontani da questo obiettivo.

In tutto il mondo milioni di studenti stanno riprendendo la scuola, ma un numero record di conflitti e crisi sta privandoaltri milioni di bambini e ragazzi del loro diritto a ricevere un’istruzione. È quanto denuncia l’Unicef, che stima in circa 30 milioni il numero di bambini che non vanno a scuola perchè vivono in situazioni di emergenza o in paesi colpiti da conflitti.

In Liberia e in Sierra Leone, le scuole resteranno chiuse fino alla fine dell’anno a causa dell’epidemia di Ebola, che colpisce oltre 3,5 milioni di bambini. Ecco le principali emergenze segnalate dall’organizzazione: in Ucraina, a causa dei recenti combattimenti, circa 290 scuole sono state distrutte o danneggiate; nella Repubblica Centrafricana, secondo una recente indagine un terzo delle scuole sono state colpite da arma da fuoco, o date alle fiamme, o saccheggiate o occupate da gruppi armati; a Gaza, oltre 100 scuole che sono state utilizzate come rifugi da oltre 300.000 persone sfollate durante il conflitto e devono essere ristrutturate; nel nord-est della Nigeria, studenti e insegnanti sono stati uccisi o rapiti e più di 200 ragazze non sono state ancora liberate; in Siria, circa 3 milioni di bambini, metà degli studenti siriani, non stanno frequentano le scuole in modo regolare. «Per i bambini che vivono in situazioni di emergenza, l’istruzione è un’ancora di salvezza - ha detto Josephine Bourne, responsabile del programma istruzione dell’Unicef – continuare a garantire un’istruzione dà un senso di normalità ai bambini, può aiutarli a superare i traumi ed è un investimento, non solo per loro ma anche per il futuro delle loro società».

Per continuare a dare ai bambini la possibilità di ricevere un’istruzione anche durante le crisi, l’Unicef supporta gli impegni per un’istruzione d’ emergenza, fornendo classi temporanee e spazi alternativi per l’istruzione per bambini sfollati interni e rifugiati, forniture di milioni di quaderni, zaini e altri materiali didattici; sta anche sostenendo studi da autodidatti per i bambini che non possono lasciare la propria casa e sostiene programmi di istruzione via radio per i bambini nei paesi colpiti dall’Ebola. Ma avverte che i programmi di istruzione di emergenza sono molto sotto finanziati e lancia un appello per reperire risorse.

Anche l’Unesco ha espresso il proprio parere. Il timore delle violenze e delle sevizie sessuali inoltre ”impedisce ai bambini di andare a scuola”, scrive l’Unesco, soprattutto alle ragazzine. Il rapporto punta il dito contro il sistema di aiuti umanitari che sottovaluta, ritiene l’Organizzazione, il problema dell’educazione in questi Paesi: ”Meno del 2% dell’assistenza umanitaria” (cioe’ circa 149 milioni di dollari, pari a circa 108 milioni di euro) riguarda progetti legati all’educazione. ”Se i paesi ricchi rivolgessero sei giorni delle loro spese militari all’educazione, si otterrebbero i 16 miliardi di dollari necessari per assicurare l’educazione di tutti”, si legge nel rapporto. L’Unesco consiglia inoltre la creazione di una Commissione internazionale sulle violenze, con il sostegno della Corte penale internazionale.

Redazione

 

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