Per non dimenticare il sacrificio di Peppino ImpastatoTribuno del Popolo
lunedì , 16 gennaio 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:
Per non dimenticare il sacrificio di Peppino Impastato

Per non dimenticare il sacrificio di Peppino Impastato

Il 5 gennaio di 37 anni fa nasceva  a Cinisi Peppino Impastato. Sarebbe morto solo 30 anni Peppino sempre nella sua Cinisi, lui che aveva fatto della lotta contro la mafia la sua ragione di vita. Aveva una radio, Radio Aut, che utilizzava per denunciare i crimini della mafia, e noi non intendiamo dimenticarci del suo sacrificio.

Photo Credit

Probabilmente se 37 anni fa Peppino Impastato non fosse stato barbaramente ucciso dalla mafia, oggi sarebbe ancora vivo. Avrebbe 65 anni Peppino, e chissà che cosa direbbe della situazione attuale del nostro Paese, chissà cosa avrebbe detto della strage di Capaci, delle trattative Stato-Mafia, di Totò Riina e così via. “Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!!“, questa era una delle frasi preferite di Peppino, uno che di mafia se ne intendeva essendo nato il 5 gennaio 1948 in una famiglia mafiosa. Suo padre Luigi infatti era stato mandato al confino durante il fascismo, mentre suo zio e altri parenti erano legati al cognato di suo padre, il capomafia Cesare Manzella che sarebbe poi stato ucciso nel 1963 in un agguato di mafia. Peppino non riuscì mai a tollerare le attività mafiose della famiglia, e già ragazzo litigò con il padre avviando un’attività culturale e politica antimafiosa. Di idee progressiste e di sinistra, Peppino Impastato nel 1965 fondò il giornalino “L’idea socialista” e aderì al Psiup. A partire dal 1968 poi, partecipò come dirigente alle attività dei gruppi comunisti, capeggiando le lotte dei contadini espropriati per la costruzione della terza pista dell’aeroporto di Palermo, proprio in quel di Cinisi. Qualche anno dopo, nel 1976, Impastato costituì il gruppo “Musica e Cultura” iniziando a organizzare attività culturali nel territorio siciliano come cineforum, musica, dibattiti e spettacoli teatrali. Nello stesso anno ebbe la geniale idea di fondare Radio Aut, una radio libera autofinanziata con cui cominciò a denunciare i crimini e i delitti dei mafiosi tra Cinisi e Terrasini. Uno dei mafiosi contro cui rivolse la sua attività era Gaetano Badalamenti, boss mafioso che amava soprannominare “Tano Seduto”, e che all’epoca era in prima fila nei traffici internazionali di droga grazie al controllo dell’aeroporto di Palermo. Il programma più seguito era Onda pazza, trasmissione satirica con cui sbeffeggiava mafiosi e politici. La svolta avvenne nel 1978, quando decise di candidarsi in politica nella lista di Democrazia Proletaria alle elezioni comunali. Non fece in tempo a confrontarsi con questa nuova avventura perchè nella notte tra l’8 e il 9 maggio del 1978 venne assassinato proprio nel bel mezzo della campagna elettorale. Con il suo cadavere cercarono di inscenare un attentato al fine di distruggere la sua immagine. I mafiosi cercarono di far credere che Peppino si fosse tolto la vita nel cercare di organizzare un attentato sulla ferrovia, per questo posero una carica di tritolo sotto il suo corpo adagiato sui binari della ferrovia. Pochi giorni dopo, gli elettori di Cinisi votarono il suo nome, riuscendo ad eleggerlo, simbolicamente, al Consiglio comunale. Ironia della sorte il giorno dopo la notizia della sua morte passò quasi inosservata perchè in quelle ore veniva ritrovato il cadavere del presidente della Dc Aldo Moro in via Caetani, a Roma. Si deve poi al fratello Giovanni e alla madre Felicia l’aver fatto emergere la matrice mafiosa dell’attentato.

Quanto ci farebbe comodo Peppino oggi…

Gracchus Babeuf

VAI SULLA PAGINA FB DEL TRIBUNO

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top