Per non finire come la sinistra storicaTribuno del Popolo
lunedì , 23 gennaio 2017
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Per non finire come la sinistra storica

Per non finire come la sinistra storica

Se questo governo durerà – e ci sono tutte le condizioni perché avvenga – il rischio è che la dialettica tra ‘maggioranza’ e ‘opposizione’ diventi un match casta – cittadini, sistema – antisistema.

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Fonte: A Sinistra per l’Italia

 

Cioè che lo scontro si polarizzi tra Pd e Pdl da una parte, inevitabilmente schiacciati sulle scelte del governo, e M5s sulle barricate a cavalcare l’antipolitica dilagante. Il dramma sociale del nostro Paese sull’orlo del baratro verrebbe completamente trascurato.

Per questo ritengo che la scelta del Pd sia il contrario della responsabilità. Qui arriviamo al punto. Il M5S è certamente un movimento populista e leaderistico, ma non possiamo negare che intercetti una rabbia dei cittadini dovuta principalmente a due questioni: la crisi che morde e il sistema politico – in particolare dal governo Monti in poi – che è apparso totalmente impermeabile ai problemi concreti. D’altronde se scorriamo i nomi dei candidati alla presidenza della Repubblica votati dai ‘cittadini’ di Grillo, troviamo Gabanelli, Strada, Rodotà e addirittura Prodi. Sempre che non siano stati completamente taroccati da Casaleggio, è evidente a tutti che siano biografie non estranee alla cultura politica della sinistra. Significa che una parte di popolo della sinistra ha abbandonato i tradizionali partiti e si è fatta incantare dalle urla di Grillo.

Insomma, per farla breve, la sinistra deve far irrompere nel dibattito politico la questione sociale, insieme alla cultura costituzionale (che i deputati-cittadini conoscono poco) e alla prospettiva di governo, rimettendo il dibattito politico sulla direttrice destra – sinistra. Il Friuli Venezia Giulia ci dice infatti che le urla da sole senza proposta non pagano. Se non produrremo questo scatto vedo concreto il rischio che facciamo tutti, moderati e meno moderati, governisti e radicali la fine della sinistra storica alla fine del XIX secolo.

Flavio Arzarello

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