Perchè la lotta alle ingiustizie fa più paura delle ingiustizieTribuno del Popolo
domenica , 24 settembre 2017
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Perchè la lotta alle ingiustizie fa più paura delle ingiustizie

Nel XX secolo era “di moda” organizzarsi e schierarsi contro le ingiustizie del mondo. Con la fine del socialismo reale e la demonizzazione successiva del comunismo schierarsi contro le ingiustizie è diventato quasi da “sfigati”. Siamo nell’era dell’affermazione totale e smisurata dell’ego, la vittoria della mentalità  del “self-made man” che non si lamenta ma impone se stesso indipendentemente dal contesto. 

Un tempo i giovani amavano lottare contro le ingiustizie, anche solo per moda. Oggi le generazioni di giovani e meno giovani sembrano del tutto diverse, sarà che nel frattempo è cambiato il mondo con la globalizzazione, la caduta del socialismo reale, la demonizzazione integrale del comunismo e di ogni sua esperienza. Oggi le “ingiustizie” non fanno più tremare di indignazione nessuno, o se accade questi qualcuno non sono più uniti “nella lotta” ma sono semplici individui atomizzati. Oggi le ingiustizie non sono più cool, siamo nell’epoca degli individui che si affermano, dei superuomini e delle superdonne che possono dispiegare il proprio Ego mostrando a tutti quello che sono in grado di fare, dell’ottimismo patinato al servizio ovviamente delle classi dominanti cui tutto è permesso, e il cui unico limite è la propria volontà. Viviamo in un sistema che ti fa credere che “proprio tu” sei speciale e che quindi non serve a niente perdere tempo in rivendicazioni collettive che sanno di vecchio, meglio impiegare ogni energia nel fare quel che piace. Così ci vogliono tutti fotografi, tutti sex simbols, o meglio più che altro ci vogliono far credere che se lottiamo, competendo anche tra di noi, possiamo riuscire e che quindi è meglio impiegare i nostri sforzi nella lotta per l’affermazione piuttosto che in quella per porre fine alle ingiustizie. Del resto chi ce l’ha fatta ha un bisogno inconscio di dimostrare a se stesso che ce l’ha fatta perchè vale e non per il caso (vedi cosa abbiamo scritto sul merito). Ed è proprio chi ce la fa a perpetrare il mito di questa società, in quanto rappresentano esempi in carne ed ossa del fatto che dopotutto, uno su mille ce la fa. La magia è far credere che tu, proprio tu, sia quello che ce la può fare. Puntare i piedi contro le ingiustizie della società invece è da sfigati, è da persone “senza qualità”, “invidiose”, e “parassite” che vorrebbero modificare la società perchè essendo mediocri non riescono a emergere a differenza di quelli che ce l’hanno fatta. Il mito di queste nuove generazioni non è Gino Strada che cura i malati di ebola rischiando la vita e senza profitti, bensì Steve Jobs, colui che ha coniato lo slogan: “Stay Hungry Stay Foolish“, che tradotto vuol dire state affamati, siate folli, ovvero continuate a puntare su voi stessi e ce la farete a realizzare i vostri sogni. Guai invece a mettere in discussione il sistema, guai a suggerire che ci siano soluzioni da trovare assieme per migliorare la società nel suo complesso, guai a ricordare che il merito che piace tanto alle culture anglosassoni dipende anche e sopratutto dal contesto, e che il contesto potrebbe venire cambiato se solo lo si volesse, se solo si volessero veramente superare le ingiustizie di questo mondo. Di conseguenza ogni uomo e donna si pone la domanda: “ma perchè dovrei impiegare il mio tempo nell’andare contro le ingiustizie quando potrei pensare ad affermarmi e a sistemarmi“? E poco importa che uno su mille ce la fa, gli altri novecentonovantanove si accontentano di sognare, un giorno, di farcela anche loro.

Photo Credit http://enmanaraku.deviantart.com/art/Stay-Hungry-Stay-Foolish-264510650

Gracchus Babeuf

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