Perchè vi indignate?Tribuno del Popolo
sabato , 23 settembre 2017
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Perchè vi indignate?

Di fronte alle ingiustizie quotidiane, all’ignoranza grossolana, al vuoto di ideali e all’individualismo imperante in molti si “indignano” , ma la loro indignazione non serve a nulla se non a loro stessi, per convincersi di aver fatto quello che era in loro potere per combattere questo stato di cose. Eppure si tratta di una indignazione sterile in quanto nessuno di coloro che si strappano le vesti per la propria sensibilità calpestata sembra mettere in discussione seriamente il sistema che ingenera questa intollerabile catena di ingiustizie. 

Una premessa: si tratta di un post molto polemico e quindi sconsigliabile a chi tende a lanciare giudizi senza prima leggere attentamente tutto il testo. Si tratta di un post polemico perchè ci piace andare controtedenza e riteniamo che sia anche utile farlo in un mondo nel quale tutti tendono, consapevolmente o meno, ad allinearsi al pensiero comune. In quanti si indignano di fronte alle notizie dei panda che vengono sfruttati? in tanti se non tutti. Così come tutti tendono a commuoversi di fronte allo storytelling di casi umani particolari, e in questo l’Huffington Post è senza ombra di dubbio uno dei maestri. Ci si commuove così a pezzi, un pò per il cane Tom abbandonato in Siberia, un pò per le vessazioni di un gruppo di migranti della Birmania, ma nessuno compone il mosaico, nessuno mette assieme le tessere, perdendo così di vista il quadro generale. Ha forse senso battersi per il matrimonio omosessuale quando viene messa in discussione la libertà dell’essere umano e viene riproposta sotto altre forme la schiavitù anche nell’ Occidente “libero”? Certo che ha senso, ed è stimabile, eppure non è possibile lottare solo per quello. Non è possibile perchè sembra quasi che una volta ottenuto quello allora il resto, dopotutto, sia accettabile, ed è proprio per questo che questo sistema è divenuto l’unico possibile. Non è stato il sistema a deciderlo, siamo stati noi, anzi, permetteteci di chiamarci fuori, siete stati voi.  Qui non di vuole accusare nessuno, è sicuramente comprensibile che ciascuno senta maggiormente le ingiustizie più vicine alla propria sensibilità e meno quelle lontane, eppure in un mondo globalizzato e interconnesso è davvero così difficile capire che sono tutte cose collegate? E’ davvero così difficile comprendere che il capitalismo neoliberista è disposto a fare qualsiasi tipo di concessione basta che non si metta in discussione il sistema economico? Ed è davvero così difficile capire che tale sistema produrrà inevitabilmente ingiustizie in quanto accresce inevitabilmente la forbice tra ricchi e poveri, tra sfruttati e sfruttatori ? Se siamo tutti esseri umani insomma, occorre prima lottare per un sistema che rispetti tutti gli esseri umani in quanto tali, e solo poi si potrà dibattere degli altri sacrosanti diritti. Altrimenti si ingenera un cortocircuito per cui ci si strappa le vesti per il diritto a esistere delle tartarughe delle Galapagos mentre si ignora che comunità di indigeni vengono massacrate, oppure ci si può incatenare ai cancelli per i diritti degli omosessuali del Bahrein mentre nessuno fa nulla per il lavoro minorile. Sono solo esempi per cercare di far capire che l’unico modo per sanare le singole ingiustizie è tagliare la “testa del serpente” che le ingenera, altrimenti si farà sempre una lotta di retroterra, inutile ai fini del miglioramento delle condizioni dell’umanità nel suo complesso.

Gracchus Babeuf

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