Perso il passato, si punti al futuroTribuno del Popolo
mercoledì , 20 settembre 2017
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Perso il passato, si punti al futuro

Chi possiede il presente è in grado di plasmare e possedere il passato e di condizionare in questo modo il futuro. Dal momento che il passato viene sottoposto a un  revisionismo capillare e continuo e i comunisti a oggi hanno un peso politico marginale, risulta purtroppo impossibile opporsi a tutto questo. Si potrebbe invece ambire a impossessarsi del futuro, indicando a una società sempre più atomizzata una alternativa reale. 

Purtroppo è una verità indubitabile che chi controlla i centri di irradiamento della cultura controlla nei fati anche la percezione del passato. Ormai i “partigiani” in questo Paese sono diventati la stessa cosa dei repubblichini di Salò che mandavano gli ebrei e i dissidenti nei vagoni piombati diretti in Polonia. Tutto questo è avvenuto per gradi, certo, ma in modo capillare e quasi scientifico, un processo di revisionismo del passato che non ha fatto sconti, procedendo a passi talmente veloci che in meno di dieci anni persino la memoria della Resistenza è stata infangata. Si è assistito per certi versi a quello che successe dopo la fine della Rivoluzione Francese, quando con la Restaurazione e il Congresso di Vienna del 1815 la Rivoluzione venne presentata come una aberrazione, come una parentesi violenta della storia da rimuovere il più velocemente possibile. Allora chi aveva in mano l’irraggiamento della cultura e chi poteva quindi influenzare il senso comune era l’Ancien Regime, e infatti per tutto il XIX secolo il concetto stesso delle conquiste della rivoluzione francese venne in tutti i modi marginalizzato. Oggi chiaramente chi controlla i media controlla anche il senso comune, e non è causale che negli ultimi vent’anni si sia proceduto a picconare scientemente ogni mito del comunismo, cominciando da Lenin arrivando fino alla Rivoluzione Bolscevica. Nemmeno l’aver vinto contro la violenza del nazismo di Hitler serve a riscattare la “colpa” del comunismo, che poi è quella di offrire una alternativa reale al capitalismo imperante che controlla il sistema mediatico e di creazione del senso comune. Difendere questo passato è sicuramente una missione meritoria e anche una missione storica nel senso in cui si cerca di non mistificare la storia, ma i comunisti oggi sono talmente pochi e marginali da non potersi sobbarcare un onere tanto grande. Se anche i partigiani diventano dei “criminali”, se Mussolini viene ancora ritenuto un personaggio tutto sommato positivo da troppe persone, diventa impossibile lottare contro questi grumi di falsità in quanto non si dispone del necessario appeal per essere ritenuti credibili in un mondo in cui la credibilità viene per l’appunto stabilita dall’apparato mediatico. E quindi? Rinunciare alla propria storia ovviamente significa rinunciare a se stessi, ma se non si può alcun modo opporsi a un processo in atto, perchè non inventarsi qualcos’altro?  Se vogliono impossessarsi del passato per impedire ai comunisti di tornare a poter essere una alternativa nel presente, ecco che i comunisti dovrebbero ambire a prendersi il “futuro” facendo emergere tutte le contraddizioni del capitalismo e indicando una via che potrebbe portare al superamento delle ingiustizie e dello sfruttamento che sono insiti in questo sistema.  Se il passato ce lo hanno avvelenato insomma, che si semini in vista del futuro, che si punti a conquistare la mente delle persone ricominciando da capo e facendo loro cominciare da zero il ragionamento che oltre un secolo fa portò migliaia di persone a farsi sedurre dalle parole di Marx e Lenin, Queste parole sono ovviamente ancora attuali ma forse bisogna raccontargliele da capo privandole della zavorra di una storia gloriosa ma che i nostri nemici ideologici hanno intorbidito per renderla inservibile.

Gracchus Babeuf

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